Sembra proprio che Benjamin Netanyahu sia deciso a cambiare in modo radicale l’intera geografia politica del Medio Oriente. Così mentre la guerra in Iran infuria e riprendono i combattimenti anche in Libano, il primo ministro di Israele ha aperto un nuovo fronte lanciando una serie di attacchi nel sud della Siria.
Stando a quanto riportano le Forze di Difesa Israeliane (IDF), nella notte sono state colpite diverse postazioni militari legate all’esercito siriano. Raid che, spiegano, sarebbero stati lanciati in risposta agli episodi violenti registrati nella zona di Sweida, dove numerosi civili drusi sarebbero finiti sotto attacco delle forze di Damasco.
Netanyahu ordina raid pure sulla Siria
Sempre l’IDF spiega che i raid hanno preso di mira un quartier generale e diversi depositi di armi, con quella che, al solito, definiscono un’operazione “mirata e chirurgica”. Del tutto diverso il racconto dei media locali secondo cui l’esercito di Tel Aviv avrebbe colpito aree densamente popolate, causando decine di morti e feriti.
Raid letali che questa volta sono stati avviati per proteggere i civili drusi, troppo spesso nel mirino dei fondamentalisti islamici. A dirlo in modo inequivocabile è il ministro della Difesa di Israele, Israel Katz, che raccontando l’operazione ha detto che “non permetteremo danni ai drusi”.
Katz avverte: “Se colpirete ancora i drusi, ne pagherete le conseguenze”
Lo stesso ha poi precisato che “il messaggio (di questi raid) è inequivocabile” e deve valere come monito, per scoraggiare ulteriori rappresaglie sui drusi. Del resto lo stesso fedelissimo di Netanyahu, con fare minaccioso, ha spiegato che se gli attacchi contro i civili continueranno, allora ci saranno ulteriori azioni “con maggiore forza”. Questo perché, conclude, chi colpisce i drusi in Siria, sta attaccando dei “fratelli di Israele”.