Ad Amatrice il tempo si è fermato. A dieci anni dal terremoto, la ricostruzione non è ancora finita e Mattarella non ci sta: “Il risanamento va ultimato nel più breve tempo possibile”

Decimo anniversario del sisma che distrusse Amatrice. La ricostruzione non è ancora finita e Mattarella chiede alla politica di fare di più.

Ad Amatrice il tempo si è fermato. A dieci anni dal terremoto, la ricostruzione non è ancora finita e Mattarella non ci sta: “Il risanamento va ultimato nel più breve tempo possibile”

Dieci anni dopo, l’Italia torna a commemorare le 299 vittime dello spaventoso sisma che distrusse i borghi di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e tanti altri centri abitati dell’Appennino centrale. Un momento molto sentito, iniziato con la fiaccolata silenziosa di questa notte, alle 3.36, esattamente nel momento in cui, il 24 agosto del 2016, si verificò il terribile terremoto.

Oggi la commemorazione proseguirà con un programma sostanzialmente invertito rispetto a quello che, nel corso degli anni, ha accompagnato ogni anniversario. Questa mattina si terranno la messa solenne e, a seguire, la commemorazione di fronte al monumento ai caduti. Poi, nel pomeriggio, a partire dalle 16.30, la celebrazione si trasferirà ad Amatrice, epicentro del sisma del 2016, dove la messa solenne sarà officiata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, alla presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e di tutte le autorità regionali e locali.

Il monito di Mattarella: “Il risanamento va ultimato nel più breve tempo possibile”

In occasione di questa ricorrenza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato “i volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle autorità di primo soccorso, che sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione”.

“Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. Il risanamento è un percorso non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia”, ha proseguito il Capo dello Stato.

“In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”, ha concluso Mattarella.

Meloni rassicura i territori: “Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare”

Presente alle commemorazioni anche la premier Giorgia Meloni, che sui social ha scritto: “Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione”.

“In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”, conclude la premier.

Il CNRE bacchetta la politica: “Dopo 10 anni la ricostruzione è ancora lenta”

Che la strada per ripristinare questi territori sia ancora lunga lo ha certificato il Centro Nazionale Ricostruzione Ecologica (CNRE), che chiede al Governo e alle istituzioni un cambio di passo sulla ricostruzione e l’apertura di un confronto sulle nuove tecnologie e sui modelli innovativi. In una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Meloni, al commissario straordinario per la Ricostruzione Guido Castelli e alle istituzioni nazionali e locali, il CNRE sottolinea che “in molte aree del cratere, migliaia di cittadini continuano ad attendere una ricostruzione compiuta”.

Del resto, sottolinea l’organizzazione, sul terreno permangono detriti, strutture emergenziali e problemi irrisolti, mentre numerose pratiche della ricostruzione privata procedono con tempi ritenuti incompatibili con le esigenze delle comunità. “Perché la ricostruzione continua a procedere lentamente e secondo modelli che non affrontano fino in fondo le esigenze ambientali, antisismiche, sanitarie e sociali dei territori colpiti?”, si chiede il CNRE.

Secondo l’organizzazione, “non si tratta soltanto di ricostruire ciò che è stato distrutto. Si tratta di costruire un futuro più sicuro per le popolazioni del cratere”. Il CNRE chiede inoltre di poter presentare e sottoporre a valutazione tecnica e scientifica le proprie proposte, assicurando di “non chiedere corsie preferenziali”, ma soltanto “di essere ascoltati e di poter dimostrare, sul piano tecnico e scientifico, la validità delle nostre proposte”.