Smantellare Equitalia, più facile a dirsi che a farsi. I rischi sono tanti e dietro i proclami non c’è ancora un piano concreto

di Stefano Sansonetti
Economia

Si fa presto a dire che Equitalia deve essere tolta di mezzo. Peccato che da anni nessuno spieghi come ha intenzione di attuare il progetto e quale sia il piano B. “Dettagli” senza i quali si rischia solo di creare altri buchi nel già sofferente bilancio dello Stato. L’ultimo a rilanciare il progetto, per una volta trovandosi d’accordo con i grillini, è stato il premier Matteo Renzi, che ha anche fissato la data del 2018 (quindi un termine “comodamente” lontano). Lo schema è sempre quello: si cavalca l’onda emotiva dei contribuenti, che vedono la società di riscossione come uno spauracchio, per cercare di raccattare un po’ di consenso. Ad ogni modo l’idea sarebbe quella di portare la riscossione all’interno dell’Agenzia delle entrate, mentre ora l’organismo guidato da Rossella Orlandi detiene il 51% della società, accanto al 49% che fa capo all’Inps.

Il pregresso
Sia chiaro. E’ innegabile che negli anni passati Equitalia abbia messo in atto condotte vessatorie. Ma non si può trascurare, sulla scorta dei dati consegnati qualche tempo fa al Senato dall’Ad Ernesto Maria Ruffini, il fatto che nei 10 anni di vita sin qui accumulati Equitalia  ha messo a segno una riscossione media annua di 7,7 miliardi di euro. Tanto per fare un confronto, dal 2000 al 2005, quando il servizio era in mano alle società concessionarie bancarie, la riscossione media annua è stata di 2,9 miliardi. Ed è qui che si pone un primo grande ostacolo allo smantellamento sic et simpliciter di Equitalia. Se si decide questo passo, che legittimamente un Governo può voler compiere, si deve però comunicare in che modo potranno essere garantiti questi 7,7 miliardi di riscossione annua, magari facendo anche meglio. Ma le questioni non finiscono qui. E basta parlare con un qualsiasi funzionario di Equitalia per metterle a fuoco. Oggi la società di riscossione ha circa 8 mila dipendenti, gran parte dei quali ereditati dalle vecchie concessionarie. Ragion per cui tutti sono inquadrati con il contratto di lavoro del settore bancario, economicamente più vantaggioso del contratto del settore pubblico. Insomma, con i tempi che corrono non sarebbe molto facile gestire la patata bollente di 8 mila lavoratori a cui si prospettano condizioni economiche peggiori conseguenti all’inquadramento pubblico. Ancora, non può essere tralasciata la questione della fiscalità locale. Da anni Equitalia, sulla scorta di polemiche non sempre ben costruite e in parte appoggiata dal ministero dell’economia, prova a defilarsi dall’attività di riscossione dei tributi degli enti locali. Troppo errori da parte di questi ultimi hanno contribuito ad alimentare una cattiva percezione della società da parte dei contribuenti.

Il nodo
Resta però il fatto che ancora oggi sono migliaia i municipi che si affidano a Equitalia per riscuotere le loro tasse, semplicemente perché non hanno le competenze e gli strumenti per organizzare nuovi bandi di gara. Se si cancella Equitalia che ne sarà delle entrate di questi comuni? Anche qui serve un piano B, di cui però nessuno parla. Infine c’è la questione Riscossione Sicilia Spa. Si tratta della società di riscossione della Regione, che però ha i conti un po’ in sofferenza. Per questo tra le idee circolate in queste settimane è spuntata quella di aggregarla a Equitalia. Una variabile di non poco conto, anche questa, di cui si dovrà tenere conto se veramente si vorrà archiviare la società.