Smartphone e adolescenti: la comodità si paga con lo stress. Meno annoiati e più connessi con amici e famigliari. Ma quattro su cinque vivono l’ansia da reperibilità costante

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Lo smartphone è effigie e volto della nuova era, che si afferma attraverso attività divenute routine per una porzione maggioritaria della popolazione quali la condivisione di contenuti e la comunicazione in tempo reale. Un’era di evoluzioni e mutamenti radicali che si riflettono sui caratteri, le abitudini e le emozioni dei giovani di oggi, che ne sono prodotto e ingranaggio allo stesso tempo. Siamo anche nell’epoca delle possibilità. Di scelta, soprattutto: modelli sempre più innovativi, app per qualunque attività, promozioni per lo smartphone, al punto che diventa necessario utilizzare la rete per porre le tariffe di telefonia cellulare a confronto e valutare in modo consapevole la soluzione più adatta ai propri interessi o sfogliare cataloghi su cataloghi online per scegliere il telefonino migliore.

Lo smartphone tra gli adolescenti italiani

Lo studio Net Children Go Mobile, finanziato dalla Commissione Europea, ha analizzato le modalità con cui i ragazzi italiani di età compresa fra i 9 e i 16 anni vivono il rapporto con il proprio smartphone. Per realizzare lo studio è stato coinvolto un campione di 511 ragazzi, di cui 268 maschi e 243 femmine.

I risultati della ricerca

Lo studio ha messo in luce come siano diversi i benefici apportati dallo smartphone sulla vita sociale dei giovani di casa nostra, o per lo meno è quello che essi dichiarano: l’86% del totale ha affermato che disporre di uno smartphone collegato alla rete consenta ai giovani di sentirsi maggiormente coinvolti nelle dinamiche di gruppo e più legati ai propri amici. Quattro su cinque soffrono meno la noia, il 71% ritiene che lo smartphone renda più agevole l’organizzazione delle proprie giornate, il 62% si sente più protetto e maggiormente connesso alla propria famiglia. Un successone, in pratica.

Il risvolto della medaglia

D’altra parte, però, va segnalato un sentimento di ansia indotto dal rapporto sempre più stretto fra giovanissimi e cellulare. Il 79% del campione, infatti, ha dichiarato di sentirsi in dovere di essere sempre reperibile. Lo scarso tempismo nel rispondere a chiamate e messaggi rischia di mettere in allarme i propri genitori o, più semplicemente, porta a perdersi qualcosa di interessante. Una relazione del genere fra l’oggetto e l’utente si trasforma, inevitabilmente, in un generatore di ansie e stress, che porta i ragazzi a vivere in maniera spesso ossessiva il proprio rapporto con gli altri, di cui le funzioni dello smartphone sono l’estensione più riuscita e invasiva.

Uno stato di ansia che fa riferimento soprattutto a Whatsapp. Il 52% degli intervistati percepisce il desiderio di controllare le notifiche sul proprio smartphone come un’esigenza, il 43% avverte disagio nelle circostanze in cui non può farlo e il 40% ammette di spiare il display del cellulare anche in contesti in cui è ritenuto sconveniente farlo, come a scuola, al cinema, in chiesa. L’11% dei ragazzi, infine, dichiara di non essere in grado di ridurre le ore trascorse online.

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di Gaetano Pedullà

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