Solo chiacchiere per 14 mesi. Ora sui clandestini si fa sul serio. Galizia (M5S): “Prioritario fermare le partenze in Africa. La vera emergenza sono i barchini e non le Ong”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Il nostro obiettivo è sempre stato risolvere i problemi”. E non fa eccezione quello dei rimpatri, “sui quali in questi 14 mesi non c’è stata alcuna svolta”. Parola di Francesca Galizia, capogruppo M5S nel Comitato Shengen.

Dopo gli accordi di Malta sulla redistribuzione dei migranti in Europa, arriva il Piano rimpatri sicuri lanciato da Di Maio. L’obiettivo è riuscire dove Salvini ha fallito, come gli avete più volte rimproverato?
“Il nostro obiettivo è sempre stato risolvere i problemi. Questo è il primo step per ridurre drasticamente i tempi di rimpatrio nei Paesi sicuri. Step di un percorso che sui rimpatri proseguirà con accordi che dovremo, in alcuni casi, rafforzare e in altri riavviare, come nei casi di Marocco e Tunisia”.

Ma basta dire riduciamo i tempi per l’esame delle domande di asilo per risolvere il problema? Una volta respinte le richieste, i rimpatri occorrerà eseguirli: ci vogliono personale e soldi, non crede?
“Come ha giustamente precisato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in questi 14 mesi non c’è stata alcuna svolta sul fronte dei rimpatri. È chiaro che il fenomeno immigrazione va affrontato soprattutto fermando le partenze, attraverso la cooperazione e stabilizzando la Libia. Altrimenti ci troviamo sempre a gestire emergenze. Occorre, infatti, gestire il fenomeno migratorio non come una emergenza ma con una pianificazione e una collaborazione di tutta l’Unione europea”.

Nel contratto di governo gialloverde si citava il numero di 500mila migranti irregolari presenti in territorio italiano. Realisticamente, il Piano lanciato da Di Maio di quanto potrebbe ridurlo?
“Specifichiamo che il nuovo decreto individua 13 Paesi sicuri: per i migranti che arriveranno da questi Stati e che chiederanno asilo prevediamo ora una procedura con tempi più che dimezzati, da 2 anni a massimo 4 mesi, perché provengono da Paesi che l’Italia considera – appunto – sicuri. Questo decreto rappresenta lo strumento migliore per intervenire sugli irregolari in arrivo che non hanno diritto di asilo”.

La spettacolarizzazione e la ribalta mediatica ad ogni nave delle Ong in rotta verso l’Italia, a cui siamo stati abituati fino alla crisi del governo Conte 1, ha distolto l’attenzione dagli incessanti arrivi con barche e barchini sulle nostre coste. Su questo fronte cosa si può fare?
“Esatto: ci sono anche, e soprattutto, quelli. Quando dico che si tratta di uno strumento che funziona, mi riferisco a questo. Così riusciamo a intervenire con efficacia anche su questo fronte. Pensate che gli arrivi nel nostro Paese attraverso le Ong sono solo il 10% circa del totale, il restante 90% arriva proprio con i cosiddetti barchini. Questo decreto riguarda tutti, quindi anche i migranti che arrivano su imbarcazioni di fortuna e che sono cittadini di uno dei 13 Stati presenti nell’elenco che abbiamo individuato”.

A poche settimane dalla nascita del nuovo Governo, cosa crede sia cambiato con il cambio della guardia al Viminale tra Salvini e la Lamorgese?
“È evidente che il cambio c’è stato: se prima si sceglieva scientificamente di passare da una diretta Facebook all’altra, facendo propaganda al solo scopo di raccogliere consenso elettorale, ora stiamo lavorando per fare accordi. Abbiamo velocizzato le procedure di rimpatrio, e stiamo trovando soluzioni concrete a problemi che incidono sulla sicurezza dei cittadini. Luciana Lamorgese ha dato prova di essere un ministro all’altezza del ruolo che svolge”.