L’Italia in ansia per Greta e Vanessa

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Di Giovanna Tomaselli

Un’altro sequestro di cittadine italiane, questa volta in Siria. Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo), 21 anni, e Greta Ramelli di Besozzo (Varese), 20 anni, fondatrici del Progetto Horryaty sarebbero state rapite. Il condizionale resta d’obbligo viste le scarse notizie che è possibile ricevere da un Paese ormai in piena guerra civile da anni. Ieri la Farnesina ha fatto sapere che sul caso sono al lavoro l’Unità di crisi e la nostra intelligence e che sono stati attivati immediatamente tutti i canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti. Le due cittadine si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico. “L’Unità di crisi – ha comunicato sempre la Farnesina – ha già preso contatto con le famiglie che vengono tenute costantemente informate sugli sviluppi del caso”.

Sei giorni di silenzio
A quanto si è appreso le due ragazze sono state rapite insieme a una terza persona da uomini armati, probabilmente criminali comuni, nei dintorni di Aleppo. L’azione si sarebbe svolta la notte tra il 31 luglio e il primo di agosto, alle 4 del mattino, quando decine di miliziani avrebbero circondato la casa in cui si trovavano e le avrebbero prelevate. Perchè questo gesto? Una delle ipotesi è la semplice richiesta di un riscatto. Ma non si escludono altre piste. Di certo Vanessa e Greta si erano fatte conoscere dagli abitanti della loro zona per il loro Progetto Horryaty che offre assistenza medica al popolo siriano. Per avere notizia della loro scomparsa sono stati necessari però sei giorni di silenzio assoluto. Ad accendere un faro è stato così Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto Horryaty. Andervill ha detto che le due giovani erano arrivate nel Paese lo scorso 28 luglio.

Giovani ma esperte
Non era la prima volta che Greta e Vanessa si recavano in Siria. Nel marzo 2014 il loro primo viaggio, raccontato sul profilo Facebook del progetto. Un sopralluogo svolto insieme a Andervill, socio Ipsia, di Varese. “Atterrati in Turchia – si legge sul social network -, siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, di preciso nelle zone rurali di Idleb, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un primo rapporto con la popolazione locale, al fine di capire le vere necessità e visitare i luoghi coinvolti nel progetto. In particolar modo sono stati visitati i due centri di Primo Soccorso di B. e H., dove c’è stata la possibilità di rilevare le principali problematiche nell’ambito dell’assistenza medica: carenza di personale adatto e di materiale essenziale per condurre assistenza sanitaria di base e di emergenza. Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza”. Alto grado di sicurezza che non è stato reale. E non ha tenuto Vanessa e Greta al riparo.

Il progetto
Il Progetto Horryaty si pone due obiettivi, in collaborazione con il personale medico presente sul posto: attivare un corso base di primo soccorso e rifornire alcune aree di kit di emergenza di Primo Soccorso corredati di tutto il materiale occorrente; garantire ai pazienti malati di patologie croniche di accedere alle giuste terapie rispettando i tempi, dosi e qualità dei farmaci. Con questo sequestro salgono a sei gli italiani rapiti nel mondo. L’ultimo, prima delle due volontarie, era stato quello di Marco Vallisa, il tecnico italiano sequestrato solo un mese fa in Libia. Nessuna traccia da oltre un anno di Padre dell’Oglio, 59 anni, gesuita romano. Scomparsi anche Giovanni Lo Porto – 38 anni, palermitano, sequestrato in Pakistan il 19 gennaio 2012 – e Gianluca Salviato, 48 anni, originario della provincia di Venezia, impiegato da alcuni anni per la Ravanelli di Venzone (Udine) e sequestrato il 22 marzo scorso nella Cirenaica.

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