Spending review, cercasi tecnici per tagliare la spesa: così il governo delega l’austerità e guarda al modello Usa

Il governo assume 294 specialisti per rendere permanente la spending review. La scelta tecnica copre l’incapacità di decidere

Spending review, cercasi tecnici per tagliare la spesa: così il governo delega l’austerità e guarda al modello Usa

Il governo ha scelto di trasformare la spending review in una funzione amministrativa stabile. Il bando RIPAM per 294 assunzioni dedicate alla valutazione delle politiche pubbliche e alla revisione della spesa racconta questo passaggio meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale. L’austerità smette di essere una decisione rivendicata e diventa un processo incorporato nell’organizzazione dello Stato.

I numeri parlano chiaro. Trentatré elevate professionalità e duecentosessantuno funzionari distribuiti in quasi tutti i ministeri. Esteri, Università e ricerca, Lavoro, Agricoltura, Ambiente, Salute, Presidenza del Consiglio. Al vertice il Ministero dell’Economia, con il Viminale subito dietro. Non è un ufficio isolato: è una trama che attraversa l’amministrazione centrale e si insedia nei punti sensibili della spesa.

La cornice è fissata dalla Legge di Bilancio 2026. Aggiustamenti superiori ai dieci miliardi nel triennio, riduzioni della spesa corrente, vincoli progressivi che scendono lungo la catena amministrativa fino agli enti locali. Ogni ministero è chiamato a “razionalizzare”. Razionalizzare significa scegliere. Scegliere produce attrito. L’attrito viene spostato sul terreno tecnico.

La spending review diventa struttura

Negli anni la spending review è passata per commissari straordinari, task force temporanee, relazioni dettagliate finite negli archivi. Questa volta il salto è strutturale. La revisione della spesa entra negli organici. Diventa lavoro quotidiano, analisi dei bilanci, valutazione delle politiche, auditing, controllo. L’austerità sostanzialmente viene internalizzata.

Sullo sfondo si intravede un paradosso. Lo Stato amplia l’organico per rendere possibile la riduzione della spesa. E la politica? Altrove. Ogni capitolo di bilancio ha un presidio, ogni ministro difende il proprio perimetro, ogni taglio apre un conflitto. Delegare ai tecnici consente di spostare la responsabilità perché il prossimo sacrificio avrà la forma di un indicatore, di una tabella, di un benchmark. E non c’è nessun volto politico a doversene fare carico. 

Forse avrà contribuito la fascinazione per il DOGE americano, il Dipartimento per l’efficienza governativa associato a Elon Musk. L’idea Usa era semplice: un gruppo di esperti che razionalizza, snellisce, elimina sprechi senza attraversare il conflitto politico. Solo che negli Stati Uniti l’esperimento ha avuto vita breve. Istituito con ordine esecutivo nel gennaio 2025, è stato sciolto con mesi di anticipo. Le funzioni sono rientrate nella burocrazia tradizionale. I risparmi annunciati non hanno trovato riscontri solidi.

Il precedente americano e il rischio italiano

Il precedente serve come avvertimento. Senza poteri chiari, senza autonomia decisionale, senza una catena di responsabilità definita, i tecnici producono analisi. Ma le analisi non chiudono servizi, non cancellano capitoli di spesa, non reggono la pressione politica. Alla fine prevale il metodo più semplice: il taglio lineare.

In Italia il rischio è già visibile. I nuovi funzionari entrano in un sistema saturo di controlli e pareri. Se restano senza leva, diventano un livello aggiuntivo. Se acquisiscono peso, diventano uno schermo perfetto. Il ministro può richiamarsi alle valutazioni tecniche, Palazzo Chigi può evocare la necessità contabile, e così al Parlamento non resta che ratificare.

Alla fine resta un nodo che nessun bando può sciogliere. I tecnici possono individuare sprechi, duplicazioni, inefficienze. Possono certificare. Possono misurare. Decidere di chiudere un servizio, ridurre una prestazione, rinviare un investimento resta un atto politico. Trasformarlo in procedura significa togliere un nome alla decisione.

Il governo sta costruendo un’austerità amministrata, permanente, diffusa. Quando il conto arriverà, porterà la firma di una struttura. Così la responsabilità politica resterà fuori campo. Deresponsabilizzati e contenti.