Spending review? No, spendi di più

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di Angelo Perfetti

Siamo ai livelli della Salerno-Reggio Calabria. Il progetto di Saxa Rubra 2 nato per razionalizzare le strutture, far incassare alla Rai una plusvalenza da jackpot decongestionare uno dei quartieri di Roma più prestigiosi (Prati) e fornire Roma di un parco archeologico sulla Flaminia Antica subisce l’ennesimo stop. Se ne parla dal 2002, siamo nel 2014 e ancora non si è visto nulla. L’ultima mazzata al progetto l’ha data il Tar respingendo il ricorso che la Rai aveva proposto contro il Ministero per i Beni Culturali e la Soprintendenza di Roma per annullare i pareri negativi resi sul progetto.

Le criticità
In realtà quel progetto dall’origine prevedeva alcune peculiarità indispensabili per ottenere dal Comune di Roma la cubatura – quasi 300 mila metri cubi – chiesta all’allora sindaco Veltroni. Un parco archeologico e un museo della Radio e della Televisione, da sistemare nella capitale come ulteriore richiamo turistico. Era tutto fatto, tutto deciso. Tanto che furono anche acquistati dal ministero dell’Industria circa 100 ettari adiacenti a Saxa Rubra: costo 27 milioni . Poi però l’interesse per quel progetto è scemato, e la dirigenza Rai ha dirottato le proprie attenzioni su altri business, come l’acquisto della Dear. Eppure quel progetto, a conti fatti, avrebbe portato risparmi e guadagni, e sarebbe bastato adeguarlo alle prescrizioni che la Soprintendenza aveva già fatto, peraltro aderenti con l’obiettivo iniziale: “la valorizzazione della Via Flaminia Antica, la realizzazione di un parco archeologico lineare, la realizzazione di un parco naturale nella sottozona TPa/4 e il recupero della Fornace Mariani”.

Il mancato guadagno
Facciamo due conti: 27 milioni per l‘acquisto del terreno, 150 milioni per realizzare l’opera. Siamo sui 180 milioni per realizzare 300 mila metri cubi che, al valore di mercato, avrebbero acquisito un valore di circa 700 mila euro. Una bella plusvalenza, che però la Rai evidentemente non vuole concretizzare, visto che invece di adeguarsi ha presentato ricorso al Tar contro le prescrizioni ambientali. Ricorso che è stato dichiarato inammissibile dai giudici amministrativi (sentenza n.6701/2014). Nella sostanza, il punto è che la battaglia legale tra Rai e Soprintendenza ruota intorno al concetto formale se le contestazioni fatte si siano evidenziate nell’ambito di una Conferenza dei Servizi già costituita come tale oppure se siano arrivate solo nella fase preliminare. Ma a guardarla da semplici cittadini, non si capisce perché perdere anni in battaglie legali basate sulla formalità degli atti invece che andare sulla sostanza dei provvedimenti, adeguarsi alle prescrizioni e arrivare all’obiettivo di costruire Saxa 2. Intanto il tempo passa, e cambiano le condizioni del mercato. Le casse della Rai diventano sempre più asfittiche e quel business che poteva essere diventa più difficile da realizzare.

I centri di produzione
D’altra parte che la Rai segua logiche tutte sue nel riorganizzare servii ed uffici è risaputo. Chiudere i centri di produzione, ad esempio, sarebbe necessario per contenere i costi. Oggi come oggi andare sul mercato costerebbe certamente meno che continuare a gestire in proprio il settore, ma di chiudere Napoli o Torino, tanto per fare un esempi non se ne parla neppure. Ma se questo è comprensibile nell’ottica della salvaguardia dei posti di lavoro e per la mission intrinseca nell’essere la Rai un’azienda di Stato, il caso di Saxa 2 è difficile da digerire. Comunque, c’è da credere che la partita non sia finita. Il Tar è solo uno dei gradi della giustizia amministrativa, e c’è sempre tempo per modificare il progetto e convocare una nuova Conferenza dei Servizi.

Perdita di tempo
Alla fine questa storia, al di là dell’aspetto meramente giuridico sul quale è possibile discutere, è la cartina di tornasole di come in questa Italia – specialmente quando si parla di aziende pubbliche o partecipate – si riesca a perdere tempo e occasioni. Con buona pace della spending review, della sburocratizzazione, del contenimento dei costi e della riorganizzazione dei servizi. Tutte belle intenzioni, buone per i convegni. Ma poi dimenticate nella gestione ordinaria del quotidiano, che non a caso dilata i propri tempi fino a trasformarsi in decennale.