Non c’è mai crisi per le spese militari. La Difesa vuole 418 milioni per comprare nuovi lanciarazzi. A fare cassa sarà l’americana Lockheed. All’industria nazionale solo software

spese militari MLRS
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Per le spese militari non c’è mai crisi. Mentre si attendono con ansia le risorse del Recovery plan nel tentativo di far ripartire un’economia mandata in coma dal Covid, il Ministero della difesa sembra avere tra le priorità quelle di dotarsi di nuovi razzi. La spesa prevista? Oltre 400 milioni di euro.

Si tratta del programma pluriennale di A/R n. SMD 20/2020, relativo all’approvvigionamento di razzi guidati per sistema d’arma Multiple Launch Rocket System (qui le caratteristiche) e l’adeguamento tecnologico dei lanciatori. Un decreto interministeriale attualmente al vaglio delle Commissioni difesa della Camera e del Senato e su cui dovranno pronunciarsi anche le Commissioni bilancio dei due rami del Parlamento. La partita dovrebbe chiudersi nel giro di un mese. Il termine massimo per i pareri sulle spese militari è stato fissato infatti al 7 giugno.

IL PROGRAMMA. L’Esercito Italiano dispone di 21 sistemi d’arma Multiple Launch Rocket System (MLRS), in dotazione al 5° reggimento artiglieria terrestre “Superga” di Portogruaro, in provincia di Venezia. Si tratta di un reggimento inserito nel Comando Artiglieria di Bracciano, a sua volta dipendente dal Comando delle Forze Operative Terrestri di Supporto di Verona. Il Multiple Launch Rocket System (MLRS) è un sistema di artiglieria in grado di lanciare razzi dotati di Global Positioning System (GPS).

Il lanciatore MLRS possiede, inoltre, un computer di controllo del fuoco che integra le operazioni del veicolo e della rampa di lancio. Lanciatori che, nell’impiego operativo, occorrono principalmente per il supporto generale delle Grandi Unità da combattimento di livello Divisione e Corpo d’Armata nell’ambito di un conflitto simmetrico. Andando però ai nuovi razzi, lo Stato maggiore della Difesa li ha richiesti sottolineando “la complessità dell’attuale contesto globale e della sicurezza, caratterizzato da incertezza e da una crescente sofisticazione della minaccia”.

Tanto da rendere necessario il potenziamento delle “capacità di ingaggio di precisione e in profondità dell’artiglieria terrestre, con particolare riferimento al segmento lanciarazzi, attraverso l’acquisizione di razzi guidati di nuova generazione con più elevata gittata e precisione”. Le minacce principali per gli italiani, insomma, secondo i militari e secondo il ministro della difesa Lorenzo Guerini, non sarebbero solo quelle rappresentate dall’emergenza sanitaria ed economica in corso e, oltre ai vaccini, ci sarebbe dunque urgente bisogno di razzi.

La Difesa è inoltre interessata alla partecipazione al programma multinazionale a guida Usa di sviluppo e approvvigionamento dei nuovi razzi guidati Guided MLRS Extended Range – GMLRS ER, e allo sviluppo di un nuovo software di controllo del tiro, denominato Common Fire Control System, in grado di gestire le prestazioni della nuova tipologia di razzi GMLRS ER. Nel presentare il decreto viene poi specificato che si ritiene necessario pure “l’adeguamento delle piattaforme, nonché la fornitura del supporto logistico integrato”.

Al Parlamento viene così chiesto il via libera all’acquisizione dei razzi GMLRS-ER, “in grado di assicurare elevata precisione contro obiettivi posti a lunghissima distanza”, lo sviluppo del software Common Fire Control System, “necessario all’impiego del nuovo munizionamento, l’ammodernamento della flotta lanciatori MLRS, “con azzeramento delle obsolescenze tecnologiche ed estensione della vita tecnica al 2050”, e la garanzia di un supporto logistico integrato per almeno 15 anni.

REGALO AGLI STATES. Anche in questo caso lo sforzo economico per l’Italia è notevole, ma delle spese militari su cui è chiamato a decidere il Parlamento ne beneficeranno ben poco le industrie nazionali. I kit di ammodernamento richiesti è infatti previsto che vengano assemblati sui lanciatori nazionali dalla società statunitense Lockheed Martin, “che ne curerà altresì la produzione”.

E l’industria italiana? “Potrà essere coinvolta per lo sviluppo e la produzione del software di gestione del fuoco”. Tutto per un programma di cui sono previsti l’avvio quest’anno e la conclusione “presumibilmente” nel 2032, dal costo complessivo stimato in 418,2 milioni di euro. Spese che potrebbero anche lievitare, essendo basate sulla “migliore previsione ex-ante allo svolgimento dell’iter contrattuale”.