Spiazzati dal Governo tecnico. Nel M5S molti mal di pancia. Di Battista va all’attacco: “E’ l’apostolo dell’élite”. Ma tra i pentastellati c’è chi è disposto a sostenere Draghi

Vito Crimi
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Ore 21,31. Neanche il tempo di farsi passare la rabbia per il continuo all-in di Matteo Renzi che, di fatto, ha fatto sfumare l’ipotesi del Conte-ter, che i telefoni dei parlamentari e degli addetti alla comunicazione del Movimento cinque stelle tornano a infuocarsi nuovamente. Il governo Conte è, nel giro di un secondo, il passato. Il futuro, a partire dalle 21,31 di ieri, ha un nome e un cognome ben preciso: Mario Draghi. Perché mentre opinionisti e analisti ragionano sulla decisione di Sergio Mattarella di non indire elezioni anticipate a causa della crisi che stiamo vivendo (sanitaria, sociale ed economica, per dirla con le parole del Colle), è altrettanto vero che adesso in tanti si pongono la stessa domanda: che cosa farà il Movimento cinque stelle? La risposta non è così scontata.

“Innanzitutto perché – osserva uno dei pochi senatori disposti a parlare – se tutti i parlamentari M5S e quelli della Lega dovessero essere contrari a un governo del presidente, questo non avrebbe i numeri”. Un dettaglio non di poco conto, che spiega anche il perché dell’appello accorato lanciato ancor prima del tempo e prima di convocare Draghi da parte di Mattarella. Se l’ex governatore della Bance Centrale Europea non dovesse avere i numeri, a quel punto volenti o nolenti l’unica strada rimasta sarebbe il voto.

SPACCATURE IN VISTA. Prima di ragionare a quell’eventualità, però, il Movimento dovrà pensare al “Movimento”. La situazione anche all’interno è parecchio instabile. E lo si è visto già ieri sera con il post di Alessandro Di Battista che ricordava un vecchio articolo in cui Draghi era presentato come “apostolo delle élite”. Proprio per questo oggi è stata convocata online un’assemblea congiunta di deputati e senatori grillini, alle 13,00 “sulla situazione politica”: è lì che verrà decisa la linea del Movimento.

Intanto su Twitter ad allinearsi con Di Battista sono stati anche il deputato Andrea Colletti e il senatore Elio Lannutti, i quali hanno messo in chiaro che non voteranno mai un governo Draghi. Mentre il deputato Giorgio Trizzino, al contrario, invita ad ascoltare Mattarella e seguire le decisioni del Capo dello Stato. “Molti come Trizzino – commenta il senatore M5S – sosterranno questo governo. Non ci dimentichiamo che all’interno del Movimento ci sono tanti parlamentari, più o meno noti, che ragionano anche sul fatto che alle prossime elezioni i posti a disposizione saranno molti di meno…”.

Il rischio, in altre parole, è che il Movimento mai come ora potrebbe spaccarsi. Ed è il culmine, questo, di ritardi clamorosi di organizzazione, inspiegabilmente mai affrontati dai pentastellati. Non si può dimenticare, tanto per dire, che è quasi un anno che i Cinque stelle non hanno di fatto un vertice, con la promessa di una gestione collegiale mai entrata in funzione e già per questo delegittimata in partenza. Un capo politico mai riconosciuto pienamente come Vito Crimi (nella foto) si è trovato a gestire la crisi politica più devastante e surreale degli ultimi anni. Tutto questo potrebbe portare a un’implosione del Movimento, sostengono in molti. E ciò spiega anche il silenzio di tanti dopo le fatidiche 21,31.

“Difficile rispondere ora alla domanda che farà il Movimento con Draghi presidente – sottolinea ancora il senatore – Tanto vale non rispondere proprio al telefono che rispondere a questa domanda”. Al di là delle battute, quel che pare certo è che una flotta non trascurabile di “peones” sarebbe pronta ad appoggiare Draghi. E di eventuali contenitori ce ne sono a iosa, con la componente di Bruno Tabacci (in cui già sono confluiti vari ex 5S) e quella neonata – e che in effetti già aveva dato un segnale importante in questo senso – di Emilio Carelli.

EXIT STRATEGY. La domanda su cosa farà il Movimento, dunque, resta senza risposta. Un’ipotesi al vaglio, dicono i ben informati, è quella del voto online: coinvolgere nella decisione gli attivisti da una parte allineerebbe questo momento con quelli passati del governo Conte1 e Conte2; e dall’altra significherebbe “scaricare” sugli attivisti la decisione. Con la conseguenza che poi arrivare a spaccature sarà molto complicato, “perché in quel caso nessuno potrà opporsi a quanto vogliono gli attivisti”, che per il Movimento sono sacrosanti. Forse, questo, l’unico modo per salvare i 5S ed evitare spaccature.