Il defibrillatore a bordo campo per gli atleti resta un tabù. Proroghe infinite fino alla prossima tragedia

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Sono già passati 1614 giorni dalla morte in campo di Piermario Morosini. Il calciatore del Livorno si accasciò al suolo per non alzarsi più al 31’ minuto della partita tra la sua squadra e il Pescara. Quel maledetto pomeriggio dello stadio Adriatico aprì il dibattito sulla prevenzione nello sport. Non solo sui campi di calcio, visto che qualche giorno prima su un parquet aveva perso la vita il pallavolista Vigor Bovolenta. Prevenzione che sarebbe dovuta passare per defibrillatori obbligatori in tutte le strutture sportive, pure in quelle utilizzate dalle società dilettantistiche. Sarebbe, perché la legge che è arrivata, continua a essere disarcionata dalle proroghe del ministero della Sanità.

SI CONTINUA A RINVIARE – L’ennesimo rinvio è arrivato in piena estate. “Considerato”, si legge nel decreto ministeriale, “che non sono ancora state completate, su tutto il territorio nazionale, le attività di formazione degli operatori del settore sportivo dilettantistico circa il corretto utilizzo dei defibrillatori semiautomatici”. Perché ovviamente deve esserci anche chi l’apparecchio sappia utilizzarlo. E così la norma attesa da anni è stata nuovamente scavallata senza che nessuno gridasse allo scandalo. Sempre in attesa della prossima tragedia. Non si tratta ovviamente della prima proroga, perché già a gennaio l’obbligo per le società di dotarsi di defibrillatori era stato posticipato al 20 luglio. E ora ulteriormente posticipato al 30 novembre dal ministero della Salute, guidato da Beatrice Lorenzin, di concerto con quello per gli Affari regionali, il turismo e lo sport.

LA TEMPISTICA – Quella di luglio sembrava potesse essere la data buona per l’entrata in vigore del provvedimento proprio perché sarebbe arrivata in un periodo in cui i campionati della maggior parte delle discipline sportive sono ancora fermi. E, quindi, si sarebbe potuto bloccare chi non in regola. A novembre cosa accadrà se, a campionati cominciati, ci fossero ancora squadre e strutture senza un defibrillatore? Verrebbero escluse dal campionato? Ecco perché c’è già l’ombra dell’ennesimo rinvio. Il sacrosanto obbligo del defibrillatore, secondo la legge, è a carico delle società sportive. Come anche la manutenzione. Sono poche, però, quelle  in grado di affrontare ulteriori oneri. Per questa ragione molte federazioni chiedono di trovare una nuova soluzione. Che tuteli la salute ma anche le società.