Onorevole Gilda Sportiello, le piazze del No Kings Day dello scorso weekend hanno lanciato un messaggio forte contro ogni deriva autoritaria e personalistica del potere. Questo clima internazionale deve essere letto come un campanello d’allarme anche per le democrazie europee e per l’Italia?
“Circa 8 milioni di americani sono scesi in piazza alle manifestazioni No Kings per contestare la deriva autoritaria dell’amministrazione Trump. Qui a Roma altre centinaia di migliaia di persone hanno subito colto l’importanza di mobilitarsi contro ‘i re’ dello scenario nazionale e internazionale, contro i governi che scelgono il riarmo e le politiche autoritarie a discapito dei diritti. Il messaggio della piazza indirizzato al governo Meloni è stato chiaro: smantellare il multilateralismo per rincorrere Trump e Netanyahu, non è tollerabile; essere complici di un genocidio non è pensabile. Non si può restare immobili di fronte alle violazioni del diritto internazionale, all’uccisione di civili inermi, alla distruzione dei popoli. Un segnale inequivocabile di deriva autoritaria è il modo in cui uno Stato gestisce la voce di chi si oppone. Se le politiche governative iniziano a percepire il dissenso non come la necessità di ascoltare il paese, ma come un ostacolo da comprimere o criminalizzare, è la democrazia a farne le spese e noi non resteremo a guardare che accada. Il Decreto sicurezza è solo uno degli esempi lampanti della deriva a cui vorrebbe sottoporre il paese. Perché insieme alle riforme che vorrebbe portare avanti, autonomie e premierato, questo governo vuole indebolire proprio quelle istituzioni che garantiscono la libertà di tutti e di tutte. Con il voto al referendum la risposta del Paese è stata chiara: l’Italia non accetta derive autoritarie”.
Le tensioni tra Trump e Iran, insieme alla questione delle petroliere e dello Stretto di Hormuz, stanno riportando il Medio Oriente al centro della scena. C’è il rischio che questa crisi si traduca in nuove tensioni economiche e sociali per le famiglie italiane?
“Non è un rischio ipotetico, ma una realtà concreta che famiglie e imprese italiane stanno già affrontando. Le tensioni nel Medio Oriente stanno peggiorando una situazione già drammatica nel nostro Paese: le stime attuali parlano di un aggravio di circa 350 euro l’anno a famiglia, che si traduce in una stangata da 9 miliardi di euro su scala nazionale. L’impatto non riguarda solo i rincari di benzina e bollette, ma si estende rapidamente ai generi alimentari, dato che la stragrande maggioranza in Italia viene trasportata su gomma. E non si può ignorare il quadro in cui questa crisi si innesta: il nostro Paese è ultimo per crescita tra quelli del G20 e, senza l’impulso del PNRR, sarebbe già in piena recessione”.
Ritiene che il Governo stia intervenendo in modo sufficiente e adeguato oppure il decreto bollette non basti a dare una risposta strutturale al problema?
“Il caro carburanti continua a pesare sui cittadini e le cittadine e la risposta dell’esecutivo è arrivata fuori tempo massimo, tanto da risultare praticamente inutile. Il Governo è intervenuto solo a febbraio 2026, quando la misura era già resa obsoleta dall’evolversi degli eventi. Non solo: gli aiuti sono stati drasticamente ridotti e la platea dei beneficiari è stata ristretta, lasciando scoperte troppe imprese e famiglie. Siamo di fronte a una scelta di campo: questo governo non considera i bisogni primari delle persone una priorità politica. Mentre i cittadini arrancano tra rincari e bollette, le risorse vengono dirottate altrove: l’interesse principale è il riarmo, con un aumento record di 12 miliardi di euro in un solo anno. Manca una visione strutturale perché, semplicemente, l’agenda sociale è stata sacrificata”.
Sul decreto bollette il Governo rivendica di aver sostenuto cittadini e imprese. Quali sono le principali insufficienze del provvedimento e quali correttivi proporreste?
Ancora una volta questo governo conferma di essere completamente scollato dalla realtà, perché la verità è completamente diversa da quello che vogliono far credere, ed è sotto gli occhi di tutti. Le famiglie sono sempre più povere, la fiducia crolla e i consumi restano bloccati in una morsa recessiva. Le misure messe in campo sono del tutto insufficienti. Come si può pensare che questo decreto basti a imprese che affrontano tre anni di calo della produzione industriale? Servono soluzioni politiche decise, come la sospensione del Patto di Stabilità per liberare risorse vitali agli investimenti, la tassazione degli extra-profitti accumulati dai colossi energetici, la sterilizzazione delle accise per abbattere subito i prezzi. Servono volontà politica e coraggio per dare risposte serie e concrete, ma a questo governo mancano sia luna che l’altro.
Oggi alla Camera ci sarà la proiezione speciale del docufilm su Giulio Regeni (“Giulio Regeni, tutto il male del mondo“, di Simone Manetti) a quasi dieci anni dalla sua scomparsa. Che significato politico e istituzionale assume oggi questo appuntamento?
“La storia dei Giulio Regeni, quello che gli è stato fatto, non deve essere dimenticata. Noi di certo non la dimentichiamo e la proiezione del documentario che ripercorre i giorni del sequestro, delle torture, dell’uccisione, dei depistaggi… significa portare all’interno delle istituzioni ancora una volta la necessità di chiedere e ottenere verità e giustizia per Giulio”.
A dieci anni dal caso Regeni, ritiene che l’Italia abbia fatto tutto il possibile per ottenere verità e giustizia, oppure la ragion di Stato e i rapporti internazionali con l’Egitto hanno finito per rallentare questo percorso?
“Non può esserci alcuna ragione che possa cancellate quanto avvenuto. Ottenere giustizia per quanto accaduto a Regeni deve essere una priorità per il nostro paese e deve esserlo in maniera ferma, netta, chiara. La Camera dei deputati, per volontà del Presidente Roberto Fico, ha interrotto i rapporti con il Parlamento egiziano, perché è venuta a mancare una reale e leale collaborazione con il nostro Paese nella ricerca della verità. Al contrario hanno provato a depistare, occultare. Per questo gli elogi del ministro Matteo Piantedosi pronunciati solo qualche settimana nei confronti dei servizi segreti egiziani (gli imputati nel processo di Roma per l’omicidio del ricercatore italiano sono tutti appartenenti ai servizi egiziani, ndr) coprono di vergogna il governo del nostro Paese.