Spot sui giovani, ma la Manovra non è un cambio di marcia. Sgravi per gli under 35. Le tasse però non calano

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Ogni Manovra economica, da sempre, cerca di caratterizzarsi per una misura “spot”, in grado di catturare l’attenzione collettiva. Nemmeno Paolo Gentiloni ha fatto eccezione a questa regola non scritta, vergando una legge di bilancio che avrebbe come “punta di diamante” la decontribuzione per i giovani assunti con contratto definitivo. Non che da questo esecutivo, nato a tempo dopo il fallimento del referendum costituzionale targato Matteo Renzi, ci si potesse aspettare molto di più. Del resto la Manovra passata oggi al vaglio del Consiglio dei ministri ha una portata di 20 miliardi di euro, 15 dei quali serviranno a bloccare le famose clausole di salvaguardia che altrimenti sarebbero scattate comportando un aumento dell’Iva. Va inoltre segnalato che metà dei 20 miliardi saranno finanziati dal deficit concesso all’Italia da Bruxelles, mentre la parte restante dalle misure sulle entrate contenute nel collegato fiscale approvato l’altro giorno (tra cui la rottamazione delle cartelle).

Le parole – Lo stesso Gentiloni, nel presentare con il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, il disegno di legge in conferenza stampa, ha parlato di “Manovra snella”, il cui effetto principale è quello di non introdurre nuove tasse e di scongiurare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto. Così, dei 5 miliardi che restano sul piatto, la gran parte andrà a finanziare la misura “slogan”, che consiste in una decontribuzione del 50% in un triennio per i giovani assunti con un contratto a tempo indieterminato. Solo per il primo anno, il 2018, l’agevolazione riguarderà assunti entro i 35 anni di età, mentre dal secondo l’età è destinata a scendere (29 anni). Per carità, nessuno nega che l’intervento sia importante, vista la difficile situazione in cui continua a versare nel Belpaese l’occupazione giovanile. Ma proprio l’enfasi data dal Governo a questa operazione dimostra come sul piatto ci sia poco altro. E soprattutto non ci siano quegli schock fiscali, in termini di riduzione delle tasse, che servirebbero a impremere un’inversione di marcia al Paese. Del resto, potrebbe dire Gentiloni, le risorse in ballo sono quelle che sono. Al punto che la seconda notizia, almeno per enfasi, riguarda l’individuazione delle risorse per gli annunciati rinnovi contrattuali degli Statali. Per finanziare gli 85 euro di aumenti medi sanciti dall’accordo fra governo e sindacati occorrono circa 1,7 miliardi, altri 100-150 milioni servono a garantire che l’aumento non cancelli il bonus Renzi a chi lo riceve oggi, e l’ultima tessera da 100-200 milioni è destinata alla carriera delle forze di sicurezza e delle forze armate.

Altri dettagli– Segnali sono arrivati anche sulla povertà.  Sul punto la Manovra stanzia 600 milioni aggiuntivi l’anno (che salgono a 1,2 miliardi nel 2020) per il Rei (reddito in inclusione). A regime dovrebbero beneficiare del Rei 500 mila famiglie (di cui 420 mila con un minore) sotto la soglia della povertà. In arrivo poi 100 milioni per la Cassa integrazione straordinaria di 6-12 mesi. Nel provvedimento spunta anche un incentivo per il verde urbano, per favorire la riqualificazione dei giardini e delle aree verdi private. Il tutto attraverso una detrazione del 36%. Infine uno stanziamento consente l’assunzione di 1.500 ricercatori universitari.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA