Sprechi di Stato e politiche sbagliate

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dalla Redazione

Se accadesse anche da noi…. sarebbe una strage. Il primo ministro della Thailandia,Yingluck Shinawatra, sarà incriminata per negligenza e incuria nell’adempimento delle proprie funzioni e, se riconosciuta colpevole, sarà rimossa dall’incarico: lo ha annunciato la Commissione Nazionale Anti-Corruzione, secondo cui la signora Yingluck ha colpevolmente ignorato tutti gli avvertimenti relativi agli illeciti che sarebbero stati alimentati, e al denaro pubblico che sarebbe finito in fumo, a causa della discussa politica varata nel 2011 dal governo di Bangkok sul riso, alimento-base nel Paese asiatico, acquistato dallo Stato presso gli agricoltori a prezzi ben superiori a quelli di mercato. In quanto presidente della Commissione Nazionale per il Riso, la premier sarà chiamata a rispondere della corruzione dilagante, degli ammanchi subiti dalle casse pubbliche e dell’enorme quantità di prodotto rimasto invenduto: tutti fatti che hanno ulteriormente esasperato la piazza, da tre mesi in lotta per ottenerne le dimissioni.

Intendiamoci. Non è che la Thailandia possa essere per l’Italia un esempio: troppe sono le carenze sui diritti umani, sul turismo sessuale e sull’equità sociale per poter essere un punto di riferimento, ma certo l’approccio di responsabilità per cui chi sta al governo deve ottenere risultati non è male.

Yingluck e’ stata convocata per il 27 febbraio prossimo, quando le accuse le saranno formalmente notificate. “Anche se sapeva come molti l’avessero avvisata sulla corruzione derivante dal programma, lei ha persistito nel perseguirlo”, ha sottolineato un portavoce della Commissione inquirente, Vicha Mahakhun. “Cio’ ne dimostra
l’intenzione di provocare perdite al governo, e quindi abbiamo deciso all’unanimità d’incriminarla”. Secondo i detrattori, Yingluck non sarebbe in realtà altro
che un fantoccio manovrato dietro le quinte dal fratello, il controverso magnate Thaksin Shinawatra, ora in esilio a Dubai, a sua volta primo ministro dal 2001 al 2006, quando fu destituito con un colpo di stato militare.