Stabilità, dagli 80 euro al Tfr ai tecnici i conti non tornano. Il servizio Bilancio del Senato boccia la Manovra. E molte misure mancano di relazione tecnica

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Tecnicamente, visti i numerosi precedenti, non è nemmeno una grande novità. Al punto che la notizia, quella vera, è  un’altra. Ora abbiamo la  prova provata dell’inesperienza di chi è al governo, convinto di guidare una macchinina dell’autoscontro e non un paese sull’orlo di una crisi di nervi. Perché non sono davvero pochi i chiarimenti che i tecnici del Senato chiedono sulla legge di Stabilità con l’arrivo del provvedimento a Palazzo Madama.

I DUBBI
Peraltro sono proprio alcune fra le misure più “care” al governo quelle finite sotto la lente del Servizio del Bilancio. E così si rileva come sarebbe opportuno avere rassicurazioni sulla platea dei soggetti interessati dal bonus 80 euro, visto che l’ampliamento del numero è “suscettibile di influire sugli effetti finanziari”. Sul fronte del bonus bebè, invece, “la platea dei beneficiari è sovrastimata” visto che, nonostante il “notevole restringimento dei beneficiari”, l’onere previsto è rimasto quello iniziale. “Considerando che le nascite nel 2013 sono state 514mila”, si legge nel dossier molto dettagliato e particolareggiato, “a cui vanno aggiunte 4.000 adozioni, i restrittivi criteri economici posti per accedere al beneficio consentono di presumere che la platea dei beneficiari implicitamente scontata dalla relazione tecnica sia sovrastimata”.

POCA CHIAREZZA
Insomma, i conti non tornano. E soprattutto al governo fa difetto la chiarezza, un particolare emerso in molte circostanze, al punto da aver reso un fatto strutturale l’annuncite. E i tecnici del Senato esprimo dubbi anche sul Tfr in busta paga, misura su cui “appare necessario acquisire dal governo chiarimenti circa gli eventuali effetti finanziari derivanti dalla garanzia di ultima istanza prestata dallo Stato al credito agevolato per le imprese con meno di 49 addetti che e facciano richiesta”. Senza contare che occorrono chiarimenti anche in merito agli “effetti sui saldi di finanza pubblica della quota di 100 milioni di euro per il 2015, atteso che la stessa viene imputata interamente al 2015 per quanto riguarda l’indebitamento, frazionandosi in quote annue di 10 milioni di euro nel triennio 2015-2017 per quanto riguarda il fabbisogno”. E del tutto evidente che, in una fase delicata come quella che stiamo attraversando, di tutto abbiamo bisogno fuorché della scarsa chiarezza. Soprattutto se l’obiettivo di chi scrive provvedimenti così deboli è quello di indurre alla fiducia. Gli stessi tecnici del Senato hanno messo sotto la lente anche l’Expo e la misura introdotta alla Camera sul made in Italy per cui vengono utilizzati i fondi dei ministeri. Se non è proprio una bocciatura, certo è che gli va molto vicino.