Stanno uccidendo l’industria farmaceutica. Scaccabarozzi (Farmaindustria) lancia l’allarme. L’export non compensa il flop del mercato interno. Senza le commesse internazionali la produzione del settore sarebbe in flessione

di Ginevra De Carli
Economia

di Ginevra De Carli

“Il settore farmaceutico è la vera locomotiva dell’economia italiana all’estero ma c’è bisogno di interventi del Governo perchė le aziende di questo comparto sono le più penalizzate. Oltre alla contrazione del farmaceutico, i tetti fissati dalle regioni alla spesa pubblica impongono alle imprese di restituire a fine anno cifre anche superiori ai 50 milioni. Come si va avanti così?”. Ė un fiume in piena il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, mentre anticipa le proposte che la sua associazione farà nei prossimi giorni al premier Enrico Letta.

Vi lamentate per la contrazione della spesa sanitaria convenzionata ma nel manifatturiero siete il settore che va meglio soprattutto nell’export…
“Verissimo. Da un lato l’export estremamente positivo traina la nostra produzione e segna più 16,7% dall’inizio del 2013 a fine luglio, dall’altro lato, però il settore sconta tagli drastici alla spesa farmaceutica interna. Noi aziende farmaceutiche possiamo vantare il dato più elevato nel manifatturiero a crescita zero con una produzione che segna +1,2%. Esportiamo il 70%, eppure il mercato interno in forte contrazione senza l’estero ci avrebbe danneggiato fino a farci registrare un calo della produzione del 5,5%. Siamo le aziende più penalizzate e tutto ciò ė ingiusto visto che abbiamo dimostrato di riuscire, anche da soli, a trainare la locomotiva Italia all’estero”.

Cosa vi penalizza maggiormente?
“I tetti di spesa pubblica fissati dallo Stato stanno a significare che le aziende, in caso di “sforo”, a fine anno, debbono restituire somme ingenti anche a fronte di servizi erogati. La contrazione del 3,3% della spesa convenzionata, ci pone poi altre preoccupazioni. Prospettive preoccupanti, al di la dei dati visibili, sono legate poi a dati nascosti che penalizzano il settore. Pensate, come fa a sopravvivere un’impresa che deve restituire circa 50 milioni anche se esporta bene all’estero? Il rischio del default ė più che concreto”.

Cosa chiedete al Governo?
“Chiediamo il rispetto del patto di stabilita. Stiamo perdendo numerosi addetti, ma abbiamo le potenzialità come settore, se aiutati da politiche serie, per agganciare la ripresa. Chiediamo anche una cabina di regia con il ministero sviluppo economico e quello del Lavoro affinché esista presto un centro unico di spesa. Attualmente esistono 21 sistemi regionali e problematiche di accesso ai nuovi prodotti. Noi scontiamo inoltre i tempi lunghi della burocrazia. In Italia i farmaci approvati in Europa dall’Aifa arrivano due anni dopo. Logico dunque che noi imprenditori farmaceutici ci aspettiamo dal governo una razionalizzazione totale della spesa e una sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Lo diremo al premier Letta in uno dei prossimi incontri che avremo a breve”.

Credete all’ipotesi di una ripresa già nel 2014?
“Io sono soddisfatto del fatto che il Governo abbia avuto questa larga fiducia perchė marciamo adesso verso la stabilita politica. Una crisi al buio avrebbe generato preoccupazione per l’immagine del nostro paese sui mercai Esteri, l’instabilità avrebbe acuito ancora incertezza. Parlo quasi ogni giorno con i capi europei delle multinazionali farmaceutici e l’attenzione al nostro paese ė forte. Mi dicono, siete stati bravi. Questo Governo bisogna lasciarlo lavorare essendo ottimisti a proposito della ripresa. Abbiamo rischiato di finire nel baratro, ma ci siamo salvati e ora dobbiamo lavorare tutti insieme per la ripresa. Che può arrivare già nel 2014 se ci impegniamo tutti come Paese”.