Stato Islamico colpito al cuore. Al Afri ucciso sotto le bombe degli Stati Uniti. Sull’erede di Al Baghdadi c’era una taglia da sette milioni di dollari

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Doveva essere il nuovo Califfo. Invece il successore di al Baghdadi, conosciuto come Abu Alaa al Afri, è morto sotto le bombe della coalizione internazionale guidata dagli Usa. È stato il ministero della Difesa iracheno a diramare un comunicato in cui si spiega che l’azione è stata effettuata a ovest di Mosul. “Sulla base di precise informazioni d’intelligence nel raid aereo da parte delle forze della coalizione internazionale, oltre ad al-Afri, sono stati uccisi molti esponenti del gruppo criminale riuniti nella Moschea dei Martiri nella zona di Tal Afar”, distante a circa 50 chilometri da Mosul.

LA SUCCESSIONE
Nelle scorse settimane sono circolate voci sulla promozione di al Afri in seguito al presunto ferimento del Califfo, Abu Bakr al Baghdadi. E i media europei avevano scritto che ci sarebbe stato un cambio della guardia dovuto proprio allo stato precario del leader, rimasto semiparalizzato dopo essere stato centrato da un attacco aereo. Il Pentagono però non ha mi avallato questa ricostruzione ed ha anche ribadito che in base alle sue informazioni il Califfo è sempre al vertice del movimento.

IL PRECEDENTE
In realtà, dopo la morte del leader dell’epoca, il cambio di vertice nello Stato Islamico sarebbe dovuto avvenire già nel 2010. Ma il consiglio dell’Isis avrebbe preferito ad al Afri proprio al Baghdadi. Al Afri è comunque rimasto al centro delle attività jihadiste irachene ed ha di ricomporre il dissidio con le fazioni qaediste, a cominciare da al Nusra.

FIGURA PRESTIGIOSA
Questo anche grazie all’immagine che dava di se stesso. Infatti, al Afri era ritenuto una figura di prestigio. Ex insegnante, originario della regione di Ninive, carismatico, grande organizzatore, avrebbe avuto un ruolo importante in numerose operazioni militari. Sembra che abbia trascorso un lungo periodo in Afghanistan (attorno al 1998) ed abbia poi fatto parte della catena di comando al fianco di Abu Musab al Zarkawi.  Pochi giorni fa il Dipartimento della Giustizia americana ha posto una taglia di 7 milioni di dollari su al Afri, una ricompensa consistente per spingere qualcuno a collaborare e a fornire informazioni utili alla localizzazione del ricercato e dei suoi collaboratori. Un interesse cresciuto dopo che il dirigente dei jihadisti dello Stato Islamico ha ampliato la rete dei contatti con le fazioni affiliate in Nord Africa. Il “premio” ha spinto qualcuno a parlare?

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Le nomine per tutte le stagioni

Evitando le buche più dure – vedi le parole gravissime del sottosegretario Durigon – Draghi si tiene buono il Parlamento fotocopiando senza il fuoco di sbarramento visto con Conte la stessa prudenza sulla pandemia del suo predecessore. Merito di una situazione sanitaria che migliora, ma

Continua »
TV E MEDIA