Stipendi, piatto ricco al Tesoro

di Stefano Sansonetti

In tempi di vacche magre e di spending review si tratta di una “doppietta” stipendiale di tutto rispetto, in parte addirittura esentasse. Il fortunato protagonista si chiama Fabrizio Pagani, uno degli uomini forti del ministero dell’economia dove ricopre il ruolo di capo della segreteria tecnica del titolare del dicastero, Pier Carlo Padoan. Si dà il caso che Pagani, già consigliere economico dell’ex presidente del consiglio Enrico Letta, sia un funzionario Ocse che lavora a via XX Settembre “in prestito”. Del resto è una vita che incrocia il suo destino con quello dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Fino ad esserne diventato un “dipendente”. Lo stesso decreto di nomina a capo della segreteria tecnica di Padoan, datato 24 febbraio 2014, lo qualifica come “direttore dell’ufficio G8 e G20 dell’Ocse”. E questo non è certo un dettaglio da poco. Sì, perché vuol dire che Pagani, nonostante adesso lavori a Roma, continua a percepire uno stipendio erogato dall’organismo con sede a Parigi. E come avviene per altre strutture internazionali simili, si tratta di un compenso in buona parte esentasse.

Il perimetro
Il Tesoro, contattato da La Notizia, ha fatto sapere che Pagani è “in prestito dall’Ocse, sulla base di una convenzione che è in corso di perfezionamento”. Ragion per cui via XX Settembre conferma il fatto che il funzionario percepisce tutt’ora uno stipendio erogato direttamente da Parigi. Totalmente esentasse? Qui il ministero non fornisce un risposta diretta, limitandosi a far constatare che il regime fiscale del trattamento economico è simile a quello previsto da altri organismi internazionali. Che quasi tutti, come lo stesso Tesoro non nega, offrono compensi in gran parte esentasse. Così come via XX Settembre non risponde alla domanda su quale sia la dimensione economica dello stipendio pagato dall’Ocse al capo della segreteria tecnica di Padoan. Ma Pagani ha anche la possibilità di cumulare un altro assegno, quello che gli verserà l’Eni, di cui è appena diventato consigliere di amministrazione proprio su indicazione del Tesoro. Ora, se si va a esaminare l’ultima relazione sulla remunerazione del Cane a sei zampe, si scopre che nel 2013 i consiglieri di amministrazione dell’Eni ha percepito un compenso fisso di 115 mila euro, un compenso da partecipazione a comitati variabile tra i 36 e i 59 mila euro e bonus e altri incentivi validi per tutti da 20 mila euro. Al momento del suo ingresso in Eni, Pagani è stato indicato come presidente del Comitato sostenibilità e scenari e come componente del Comitato nomine. Insomma, sulla base degli emolumenti Eni del 2013 potrebbe incassare tra i 171 e i 194 mila euro, stavolta tassati.

L’elemento ulteriore
Ma c’è di più. Proprio perché funzionario Ocse, e quindi “esterno” al ministero, Pagani ha la “fortuna” di sfuggire alla regola secondo la quale i consiglieri di amministrazione delle società partecipate devono retrocedere al dicastero i relativi emolumenti (che poi vanno a confluire in un fondo dal quale si attinge per la distribuzione di premi la cui dimensione è nettamente più piccola). E’ la regola, tanto per intendersi, che viene applicata a tutti i consiglieri di amministrazione che siano anche dirigenti del Tesoro. La situazione è stata confermata a La Notizia sempre dal ministero, che ha tenuto a precisare che “complessivamente il professor Pagani si colloca al di sotto del tetto dei 240 mila euro”, cioè quello fissato da Matteo Renzi per i dirigenti pubblici. Di sicuro, però, ci arriva molto vicino. Con circa 200 mila euro corrisposti dall’Eni e trattenuti dal funzionario (tassati). E con la parte restante, ovvero più di 100 mila euro, corrisposta dall’Ocse e non tassata. Davvero niente male.
@SSansonetti