Stop alle armi all’Ucraina, per i 5 Stelle la linea non cambia: “Da Conte nessun ripensamento, strumentalizzazioni di riformisti Pd e Iv”

Il M5S fa quadrato attorno a Conte. Nessun passo indietro, nessun riposizionamento sulla politica estera e in particolare sull'Ucraina

Stop alle armi all’Ucraina, per i 5 Stelle la linea non cambia: “Da Conte nessun ripensamento, strumentalizzazioni di riformisti Pd e Iv”

Il M5S fa quadrato attorno al suo leader Giuseppe Conte. Nessun passo indietro, nessun riposizionamento sulla politica estera e in particolare sulla guerra in Ucraina. “Semmai sono stati i riformisti del Pd e gli esponenti di Italia viva che hanno strumentalizzato le parole di Conte che, da parte sua, non ha affatto cambiato idea”, è il ragionamento che rimbalza dai piani alti del Movimento. Riavvolgiamo un attimo il nastro.

Sabato scorso l’ex premier ha accettato di andare in presenza alla convention organizzata a Roma da Più Europa. In quell’occasione ha messo l’accento sui temi che più uniscono le forze progressiste in uno scenario mutato per le destre, dopo la batosta referendaria, e in vista delle politiche. Ovvero che l’Europa debba avere un ruolo di protagonista nel negoziato finalizzato a porre fine al conflitto russo-ucraino, che serve una difesa europea comune e infine no al gas russo almeno fino a un trattato di pace.

I riformisti dem e i renziani salutano la “presunta” svolta di Conte

Parole che hanno fatto dire a Filippo Sensi del Pd quanto segue: “Mi pare positivo che oggi il leader dei Cinque Stelle abbia fatto retromarcia e sconfessato i suoi esponenti che minacciavano la fine del sostegno alla Ucraina e l’apertura al gas russo”. E hanno fornito l’assist a Enrico Borghi di Iv per “benedire” “la svolta di Conte su difesa europea comune e sforzo diplomatico per l’Ucraina”. In realtà Conte ha ripetuto quanto aveva detto e ridetto in più occasioni.

Ma l’ex premier ha solo ribadito quanto già detto e ridetto in altre occasioni

Nell’ultima risoluzione dell’11 marzo il M5S riteneva necessario “a fronte del perdurante conflitto bellico russo-ucraino e preso atto dell’ormai consolidato posizionamento delle parti, promuovere un inedito protagonismo dell’Unione europea nell’approccio alla risoluzione della crisi, per imprimere una concreta e reale svolta politico-diplomatica con una prospettiva multilaterale per l’immediato cessate il fuoco”.

Un altro passaggio del documento riguardava l’impegno a “promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni per il coordinamento e l’integrazione delle capacità industriali e dei comandi militari”. Che, come detto sabato da Conte, non ha nulla a che vedere col piano di riarmo che sono “soldi buttati”. Quando dunque l’ex premier ha parlato di “difendere con le unghie e i denti la popolazione ucraina” ha inteso dire che bisogna lavorare per riportare la pace in un terreno martoriato. Che, ripetiamo, non significa inviare aiuti militari a Kiev. Come chiarisce in un’intervista a La Notizia, il vice presidente M5S, Michele Gubitosa.

Gas russo solo a pace raggiunta

Sul no al gas russo vale quanto detto dal leader dei 5S il 12 marzo: “Da tempo sono per il processo di pace e la diplomazia, avrei cercato di fare un trattato di pace prima che la situazione si complicasse. Abbiamo condannato la Russia e siamo dalla parte della popolazione ucraina. Io il gas russo non lo compro fin quando la Russia non firma il trattato”. E questo sebbene altri esponenti pentastellati come Chiara Appendino sostengano che “continuare a ignorare la possibilità di riaprire ai flussi di gas russo significa scegliere deliberatamente di non tutelare i cittadini italiani”.

Sempre il M5S nella risoluzione di marzo dello scorso anno impegnava il governo “ad intensificare gli sforzi a livello europeo per trovare una soluzione efficace alla questione del transito e approvvigionamento del gas che non escluda a priori e pro futuro una possibile collaborazione con la Russia”, ma solo “nell’ambito del raggiungimento di una soluzione pacifica duratura e permanente del conflitto non più rinviabile”.

Chi si sta davvero riposizionando?

Dunque, assicurano dai vertici M5S, nessuna inversione di rotta da parte di Conte, che non ha fatto altro che ribadire dal palco di Più Europa quanto sempre detto. Piuttosto, osservano dal Movimento, sono i riformisti del Pd e Italia viva che, dopo il voto al referendum, si stanno riposizionando in vista di un campo comune e cercano di giustificare un eventuale avvicinamento ai 5 Stelle. Certo rimane il tema. Come conciliare i Sensi, i Borghi e i Magi che vogliono continuare ad armare fino ai denti l’Ucraina con il M5S che resta invece fermamente contrario alle armi a Kiev?

Per questo, se passerà l’idea di fare le primarie, sarà necessario dare vita prima ad un programma e poi cercare l’interprete migliore per realizzarlo. Se le forze progressiste ci riusciranno o meno sarà il tema che impegnerà il dibattito politico da qui al 2027.