“È stata ampiamente accertata la presenza di Paolo Bellini sul luogo del delitto subito dopo lo scoppio dell’ordigno esplosivo. Presenza che il ricorrente ha contrastato allegando un alibi dimostratosi non solo falso, ma organizzato previamente in modo ‘raffinato’ ed eseguito ‘abilmente’ nei minimi particolari in vista dello specifico contributo che il ricorrente avrebbe offerto per la realizzazione del delitto e degli altrettanto specifici ‘pericoli’ che egli doveva contrastare (essere visto sul posto al momento dello scoppio)”.
È quanto di legge nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 1 luglio la Cassazione ha confermato l’ergastolo per l’ex esponente di Avanguardia Nazionale Bellini, accusato di concorso nella strage di Bologna del 2 agosto 1980, in cui morirono 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Per i giudici è l’uomo che ha trasportato l’esplosivo usato nella strage.
Confermate anche le condanne per Sagatel e Catracchia
I supremi giudici, con la sentenza, hanno confermato anche le condanne per gli altri due imputati l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio e condannato a sei anni di reclusione, e Domenico Catracchia, ex amministratore di condominio in via Gradoli, a Roma, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini, condannato a quattro anni.
Ricostruzione della strage granitica
Rigettando il ricorso della difesa, i supremi giudici sottolineano come “la sentenza impugnata sia pervenuta all’affermazione di responsabilità di Bellini attraverso una ricostruzione indiziaria rigorosa, priva di illogicità manifeste, fondata su elementi dimostrativi dotati dello spessore indicato dall’art. 192 del codice penale e nel rispetto dei principi di diritto che regolano la valutazione della prova indiziaria”.
La bomba di Bologna fu messa dai fascisti per ordine di Licio Gelli
Ricostruendo la vicenda, i giudici della Cassazione sottolineano che la sentenza della Corte di assise di appello ha stabilito che “l’esecuzione materiale della strage di Bologna” è “imputabile ad un commando terroristico composto da più cellule costituite a loro volta da più soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive di destra, uniti dal comune obiettivo di destabilizzare l’ordine democratico o, comunque, anche da soggetti legati ad apparati istituzionali ‘deviati’ disponibili a partecipare a gravissime operazioni delittuose per ricevere in contropartita agevolazioni, protezioni ed anche compensi in denaro (…); gli autori materiali della strage sono stati coordinati nella esecuzione da funzionari dei servizi segreti e da altri esponenti di apparati dello Stato ‘deviati’, che a loro volta hanno risposto alle direttive dei vertici della Loggia P2, il cui capo indiscusso Licio Gelli ha sia direttamente finanziato la strage, sia organizzato ripetutamente operazioni di depistaggio, anche mediatico”.