Strage di Erba, parla Azouz: “Fu un commando di italiani”

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di Nicoletta Appignani

“C’è gente che ha visto gli assassini di mia moglie e di mio figlio. E non si trattava di Olindo e Rosa. Nel commando della strage di Erba erano tutti italiani”.
Uomini bene addestrati che massacrarono quattro persone e ne ferirono una quinta nel giro di appena 20 minuti. Appiccando, nello stesso lasso di tempo, un incendio per fare sparire le tracce.
Torna a parlare della strage di Erba, Azouz, ma stavolta aggiunge nuovi dettagli: i suoi contatti con alcuni testimoni oculari, le sue indagini, perfino di conoscere la descrizione precisa di uno dei presunti assassini. Ora si trova in Tunisia, il marito e padre di due delle vittime, espulso dall’Italia per reati legati alla droga ed estradato nel suo paese. Sostiene l’innocenza dei Romano, al punto da essersi rivolto all’avvocato Luca D’Auria per depositare un ricorso a Strasburgo. Raggiunto telefonicamente, ora Marzouk spiega finalmente a La Notizia quali siano le ragioni che l’hanno spinto a dubitare dei risultati dei processi.
“È tutto nelle carte – racconta – l’insieme di elementi che potrebbero condurre ai veri killer. Comprese le impronte mai analizzate. Ci sono troppi dettagli che non tornano: gli assassini sono entrati in casa nostra senza rompere nulla, i vicini hanno iniziato a sentire rumori nel nostro appartamento già dalle 18.30 del pomeriggio. Ed è tutto nei verbali. Basterebbe leggerli senza pregiudizi. Invece si sono sempre basati su prove dubbie: una microtraccia di sangue nella macchina di Olindo e Rosa, che potrebbe essere finita lì in mille modi e che non è neanche stata fotografata al momento del rilievo”.

Però c’è un testimone. Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto. Perché il suo appello a “dire la verità”?
“Per le contraddizioni. Una persona riconosce subito l’aggressore nel suo vicino di casa. Invece Frigerio prima ha dichiarato di non conoscerlo, che non era neanche della zona. Ha dato una descrizione che non corrispondeva minimamente a Olindo. Poi invece ha detto che si trattava di lui”.

Sua madre ha ricevuto una strana visita in Tunisia. Cosa le disse?
“Mi avvertì che qualcuno si era presentato a casa dicendo che i Romano con la strage di Erba non c’entravano. E poco prima che la Corte di Assise di Como si riunisse in camera di consiglio, chiesi di testimoniare. Volevo dire di svolgere altre indagini. Poi però mi sono tirato indietro su consiglio del mio legale. Diceva che non sarei stato preso sul serio. Solo in seguito ho deciso di prendere una posizione, ho cambiato avvocato e con il mio attuale legale, Luca D’Auria, ho depositato il ricorso a Strasburgo. Sono davvero convinto che Olindo e Rosa siano innocenti”.

Ha sospetti su chi possa essere stato a commettere la strage?
Appena ho potuto sono andato a cercare le persone che avevano parlato con mia madre, per saperne di più. E loro mi hanno riferito che la sera della strage videro alcune persone allontanarsi dal cortile e dirigersi verso piazza del Mercato. Erano italiani e uno l’hanno visto bene. Allora ho cercato di convincerli a testimoniare, ma non hanno voluto, dicono che hanno paura della giustizia italiana, soprattutto perché sono extracomunitari.

Lei non ha mai provato a cercare le persone di cui le hanno parlato?
“Sì ma poi sono stato espulso. E comunque non era compito mio. Sarebbe bastato visionare i nastri delle telecamere che si trovavano nella piazza. C’erano. Eppure nessuno li ha mai guardati, come per i video del Mc Donald’s di Como, dove si trovavano Olindo e Rosa quella sera”.

Ha mai pensato che gli omicidi potessero essere una ritorsione nei suoi confronti?
“Questa è un’accusa che mi hanno mosso molte persone. Ma io non ho mai avuto problemi o denunce. Né ho mai fatto finire qualcuno nei guai. Le persone dovrebbero credere in quello che dico: non ho nulla da nascondere. Non ho mai spacciato, anche se sono stato arrestato. C’è anche chi crede che a causa di problemi in carcere possano avermi preso di mira, ma in prigione esiste un codice: donne e bambini non si toccano. Quindi sarebbero venuti a cercare direttamente me, non la mia famiglia. E non cerco di passare da santo, a differenza di molte altre persone che in questa storia ci hanno provato. Io sono una vittima: ho perso mia moglie e mio figlio, un bambino di due anni, tre mesi e due giorni. A questo punto io cerco solo la verità”.