Strage di Viareggio, Moretti entra in carcere dopo 17 anni dai fatti. I familiari: “Fatta giustizia, ma nessuno ci restituirà i nostri cari”

Strage di Viareggio, i legali del manager: "Ha accettato questa decisione, come ha sempre accettato ciò che lo Stato ha imposto"

Strage di Viareggio, Moretti entra in carcere dopo 17 anni dai fatti. I familiari: “Fatta giustizia, ma nessuno ci restituirà i nostri cari”

Per l’ex ad di Ferrovie dello Stato e di Rfi, Mauro Moretti, le porte del carcere di Orvieto si sono chiuse giovedì sera. Lì il manager dovrà scontare i cinque anni di reclusione diventati definitivi dopo la sentenza della Cassazione per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Un ingresso in carcere che arriva 17 anni dopo quella notte in cui il deragliamento di un convoglio carico di Gpl provocò l’esplosione che uccise 32 persone e ne ferì oltre cento.

“Moretti accetta la decisione e ha rispettato lo Stato”

Moretti si era costituito spontaneamente poche ore dopo la pronuncia della Suprema Corte, che aveva reso irrevocabili le condanne per lui e per gli altri 11 imputati, chiudendo una delle vicende giudiziarie più lunghe e dolorose degli ultimi decenni. “Il mio assistito ha accettato questa decisione, come ha sempre accettato ciò che lo Stato ha imposto, rispettandolo”, ha dichiarato il difensore di Moretti, Ambra Giovene.

Ma la legale non nasconde la propria sorpresa per il verdetto: “Rispetto a questa decisione però non riusciamo a trovare nessuna giustificazione e non bisogna rimanere supini. È una decisione che porta ad avere sfiducia in una giustizia come questa. È una situazione surreale”.

Diciassette anni per avere giustizia

Dall’altra parte ci sono i familiari delle vittime, che dopo quasi due decenni parlano finalmente di una giustizia arrivata, anche se tardiva. “Diciassette lunghi anni per avere giustizia e far emergere la verità“, dicono all’unisono. Marco Piagentini, sopravvissuto alla strage nella quale perse la moglie Stefania e i figli Luca e Lorenzo, ricorda però che nessuna sentenza può cancellare il dolore: “Quello che abbiamo perso non ce lo restituirà mai nessuno. Ci sono volute nove sentenze e tanti chilometri per aver giustizia”.

Il 29 giugno Viareggio tornerà a fermarsi. Come ogni anno, il corteo, la Casina dei Ricordi e i trentadue rintocchi di campana ricorderanno le vittime della tragedia. Con una differenza sostanziale rispetto agli anni passati: per la prima volta non ci saranno più processi da attendere. La giustizia, almeno quella dei tribunali, ha scritto la parola fine.