Non c’è pace per gli studenti. È già scontro sul ritorno a scuola. I governatori in trincea: chiedono deroghe e flessibilità. Ma Palazzo Chigi le concederà solo in via eccezionale

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Sono passati i mesi, nel frattempo è cambiato anche il governo e i ministri competenti in materia, ma il problema da risolvere è sempre lo stesso: assicurare agli studenti il ritorno in classe con la massima sicurezza possibile. E ancora una volta, nel vertice fra Governo e Regioni esattamente come otto mesi fa – era il 26 agosto e appunto si parlava di riapertura delle scuole prevista per il 14 settembre – sul tavolo il nodo più spinoso da sciogliere riguarda il trasporto pubblico locale.

Bisogna avere la consapevolezza che i limiti fisici come la disponibilità dei mezzi non si possono superare”, aveva anticipato ieri mattina a Zapping su Radio Uno Massimiliano Fedriga (nella foto), presidente del Friuli Venezia Giulia e neo presidente della conferenza regioni e delle province autonome, prima dell’incontro in videoconferenza previsto alle 17 con la ministra degli Affari regionali Maria Stella Gelmini, il ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il responsabile dell’Istruzione Patrizio Bianchi e quello della Salute, Roberto Speranza.

Sulla riapertura al cento per cento della scuola le regioni non sono convinte: la richiesta avanzata all’esecutivo è quella di assicurare un criterio di flessibilità, in altre parole vogliono decidere autonomamente come gestire la situazione, in base alle esigenze del territorio amministrato. I governatori si impegnano a garantire almeno il 50% delle presenze degli studenti in classe delegando al tavolo prefettizio la valutazione di una percentuale superiore che sia compatibile con i servizi di trasporto pubblico locale, che rimane il nodo più spinoso da sciogliere, e chiedono la possibilità di deroghe anche per quegli edifici che non possono adattarsi alle norme che scatteranno dal 26 aprile.

Ma dal governo è arrivata un’apertura parziale: “Deroghe solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus o di sue varianti nella popolazione scolastica”, si legge nella bozza del decreto che approda oggi in Cdm (leggi l’articolo). E ancora: “Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, almeno per il 50 per cento della popolazione studentesca”.

“Per la zona rossa – si precisa nel documento – le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica affinché sia garantita la presenza ad almeno il 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca. Nelle zone gialla ed arancione la percentuale sale ad almeno il 60 per cento e fino al 100 per cento della popolazione studentesca. La restante parte si avvale della didattica a distanza”.

In ogni caso le perplessità rimangono e le regioni Calabria, Puglia e Campania attraverso i propri rappresentanti hanno espresso dubbi sul limite minimo di presenza degli alunni a scuola del 60% fissato dal governo. Soprattutto sul nodo trasporti. “Vogliamo tutti la scuola aperta, siamo tutti per un ritorno alla normalità, per quanto possibile. Ma il tema di garantire un trasporto pubblico sicuro resta’’, avrebbe detto il presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

La ministra a Gelmini – il cui obiettivo è quello di arrivare quanto prima ad una presenza al 100% – ha annunciato che il governo ha stanziato 300 milioni per il settore e il titolare delle Infrastrutture ha spiegato come rispetto al passato vi sia ora a disposizione “uno strumento di governance importante, i tavoli prefettizi, che un anno fa non c’erano e che con il decreto di marzo sono stati rafforzati nella loro opera di monitoraggio”.

Ma per stessa ammissione di Giovannini “I tavoli stanno tutti ripartendo, facendo dialogare amministrazioni, aziende di trasporto, istituzioni e dirigenti scolastici”: ripartendo, non ripartiti. Anche per il presidente del Veneto Luca Zaia il trasporto è un tema nevralgico: “Dico sì all’apertura delle scuole, ma dobbiamo farlo in sicurezza. Qui non si tratta di organizzazione, ma del fatto che è impossibile trovare sul mercato tutti questi mezzi sia su gomma che su rotaia – argomenta il governatore – lo scenario era prima 50% di capienza e 50% di Dad, ora è sempre 50% di capienza ma 100% di lezioni presenza, servirebbero 1000 bus in più”. Insomma ancora una volta un rientro in classe problematico, anche con il governo dei “migliori”.

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