Su Italia Viva cala il sipario. Conte prepara la sfida in Aula. Lunedì e martedì l’Esecutivo in Parlamento per la fiducia. Basta la maggioranza relativa dei voti

GIUSEPPE CONTE
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La crisi non arresta l’azione di governo. Alle critiche sull’immobilismo il premier Giuseppe Conte risponde anche in queste ore convulse con atti concreti. Firma il nuovo dpcm con le misure per il contrasto all’emergenza, sente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E l’unico pallottoliere che fa mostra di avere in mano è quello legato alla sfida pandemica: “Un milione di italiani ha ricevuto il vaccino anti #covid19”. Ma nei fatti la strada dei responsabili-costruttori pare ormai imboccata. E riceve anche un importante endorsement dal mondo cattolico, a partire dalla Cei. “Penso che i responsabili siano più di 12”, conteggia l’ex M5S Gregorio De Falco a fine mattinata.

L’obiettivo rimane creare un gruppo consolidato. Per rispondere alle sollecitazioni del Colle che mal tollererebbe quelle che il dem Andrea Orlando ha definito maggioranze friabili, raccogliticce. “Conte non ha i numeri”, sbuffa Matteo Salvini. “Al Senato vedremo se ci saranno 161 voti a favore. Nel caso, la democrazia parlamentare avrà prodotto la terza diversa maggioranza in tre anni con lo stesso premier”, attacca Matteo Renzi. Ma intanto oggi è il giorno in cui a Palazzo Madama nasce il gruppo Maie-Italia23, “per costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte. Alla luce del sole”, per una “rinascita e resilienza” dell’Italia nell’era Covid, spiega il presidente del Maie Ricardo Merlo.

Al gruppo aderisce subito Maurizio Buccarella del Misto: portando i senatori del gruppo ora a cinque. “Io credo che ci siano dei costruttori anche tra i parlamentari di Iv”, dice Luigi Di Maio. I renziani appaiono in stato confusionale. L’ex ministra Bonetti, Faraone e Nobili fanno sapere a Conte: “Noi ci siamo se si vuole interloquire sui temi”. Ma a queste aperture non crede il Pd. “Pensare ora di ricostituire con Iv una maggioranza di governo è abbastanza velleitario”, chiosa Orlando. “Il voto delle Camere non è una sfida ma un momento chiarezza”, dichiara Nicola Zingaretti che allo stesso tempo avverte Conte che “molti errori sono stati commessi e ora non accettiamo tutto. Abbiamo già dato”.

Zingaretti non vuole consentire a Renzi di ritagliarsi il ruolo di chi si fa megafono del disagio del paese. “Il Pd è stato il primo a porre il tema della ripartenza – rivendica il leader dem – siamo stati una forza critica ma responsabile”. “Con Renzi abbiamo chiuso”, ribadisce per l’ennesima volta Vito Crimi. Il senatore fiorentino fa trapelare l’ipotesi di un’astensione di Iv. Una mossa tattica, forse. Che potrebbe scoraggiare quanti volevano aderire subito ai responsabili per mandare avanti la legislatura. Per ora, infatti, il passo per alcuni non sarebbe necessario. Come ha ricordato il dem Stefano Ceccanti, che al Senato occorrerebbero 161 voti non è affatto vero: “Può essere auspicabile, ma non è necessaria alcuna soglia numerica. Nelle votazioni fiduciarie è sufficiente che i sì battano i no”.

Renzi spera che l’operazione responsabili non vada in porto e che dopo essersi fermato Conte sotto la maggioranza assoluta gli ex alleati debbano ritornare a parlare con lui. Al punto che Clemente Mastella avverte: “Siamo responsabili ma non fessi. Nessuno pensi di recuperare il dialogo con Renzi alle nostre spalle”. Ma in serata da Palazzo Chigi si esclude “assolutamente” un ritorno con il leader di Iv. I responsabili avrebbero consigliato al premier di andare al Quirinale con le dimissioni. Consultazioni lampo e lista dei ministri, per poi presentarsi alle Camere con un nuovo governo. Quindi con un Conte ter che potrebbe formarsi prima delle previste comunicazioni di Conte lunedì a Montecitorio e martedì al Senato. Ma il premier vuole procedere con ordine: prima il passaggio verità in Parlamento e poi la nascita del nuovo governo. Fiducioso di arrivare a quota 161.