Sui marò processo inaudito

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di Angelo Perfetti

Dopo 22 mesi di rassicurazioni sul processo equo e rapido, di stizzite repliche a chi osava criticare – e La Notizia era tra questi – la gestione della vicenda da parte del Governo italiano segnalando le incongruenze tra le dichiarazioni di facciata e la sostanza del processo, dopo l’ennesima sberla rifilata dal governo indiano alla faccia dell’Italia, Staffan de Mistura si è svegliato. “Oggi – ha detto l’inviato del governo a New Delhi – abbiamo preso una iniziativa molto forte e decisa per uscire dall’impasse in cui è la situazione dei marò in India”. Senza scendere nei particolari – e non sia mai che le istituzioni riescano per una volta a essere precise su questa vicenda che il nostro stesso governo ha contribuito ad ingarbugliare oltre misura – de Mistura ha precisato che si tratta di un’iniziativa con “valenza giuridica e politica”.

L’annuncio
Il diplomatico italiano, che ha prolungato la sua missione nella capitale indiana per seguire gli sviluppi della vicenda e coordinare la strategia dei legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, non ha voluto specificare di quale iniziativa si tratti. “Posso dire però – ha aggiunto – che essa riguarda sia il ritardo inaudito che le indagini ed il processo hanno accumulato sia l’inaccettabile e possibile utilizzazione del Sua Act (La legge indiana per la repressione della pirateria) che automaticamente implica l’utilizzazione della pena di morte”. Meglio tardi che mai, dice un vecchio proverbio. Da queste colonne sono mesi che andiamo ripetendo inascoltati che finché gli indiani lasceranno nella mani della Nia (L’agenzia di investigazione indiana nata per contrastare terrorismo e pirateria) le indagini, non ci sarà nessuno sblocco della situazione in quanto la Nia fa riferimento, nel suo protocollo, proprio al Sua Act. E ora aspettiamo di capire quale sarà questa iniziativa “molto forte”.

L’appello all’Europa
Nel frattempo I vicepresidenti italiani del Parlamento europeo hanno scritto al presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso e all’alto rappresentante per la politica estera Ue Catherine Ashton per chiedere che sul caso Maro’ non ci siano “solo blande rassicurazioni” ma venga assunta “subito una posizione di fermezza” perché “l’Europa non può stare a guardare: non si tratta solo di una vicenda bilaterale tra due stati ma sono in gioco il ruolo della diplomazia europea e il rispetto dei diritti umani fondamentali”, si legge nella lettera. Roberta Angelilli (Ncd) e Gianni Pittella (Pd), impegnati nella sessione plenaria a Strasburgo, chiedono quindi che Barroso e Ashton “si attivino per far sì che giunga tutto il sostegno possibile all’Italia in questa incresciosa e inaccettabile vicenda”. “La Commissione europea e l’Alto Rappresentante – proseguono i vicepresidenti italiani dell’Europarlamento – devono fare tutto ciò che è in loro potere al fine di sostenere il Governo italiano in questa complicata disputa internazionale e in particolare verificare passo dopo passo la legittimità delle azioni e delle procedure che l’India ha intrapreso o che intende intraprendere, con l’obiettivo primario di far rispettare i legittimi diritti dei due marò, scongiurare l’ipotesi di condanna a morte e avvalersi di ogni strumento giuridico, politico e diplomatico a disposizione dell´Unione europea per consentire a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di poter essere giudicati da un tribunale italiano”.

La risposta della Ue
Tutte cose che non sarebbero state necessarie se solo il governo italiano non avesse consegnato agli indiani la Enrica Lexie prima, e i due fucilieri di marina poi. Ma tant’è. Ormai sono due anni di brutte figure, e l’unica cosada augurarsi è che tutto finisca. Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera di sicurezza dell’Ue, Catherine Ashton, nel corso del consueto briefing della Commissione europea ha rassicurato: “Stiamo seguendo il caso con attenzione ed ogni decisione delle autorità indiane verrà valutata attentamente’’. Come Ue ‘’esortiamo l’India a trovare un decisione che sia reciprocamente accettabile, nel rispetto delle convenzioni dell’Onu”. Fosse la volta buona.