Sul referendum vince Di Maio. Flop dei due Mattei nelle regioni. Il sondaggista Baldassari: “Il tagliapoltrone mai in bilico. Il Sì alla riforma era in discussione solo per i media”

di Raffaella Malito
L'intervista

E’ stato proprio dalle colonne di questo quotidiano (leggi l’articolo) che il 25 agosto Roberto Baldassari, direttore generale di Lab2101 e professore di strategie delle ricerche di mercato e di opinione di Roma 3, pronosticava, azzeccandoci, che il sì nel referendum sul taglio del numero dei parlamentari si sarebbe affermato col 70%.

Professore come ha fatto a essere così preciso?
“Quello che avevamo detto un mese fa era quanto si evinceva dai dati e dalle rilevazioni ascoltando l’opinione pubblica. E non basandoci sul rumore dei mass media che gonfiavano il no. I nostri dati ci davano il sì oscillare tra il 72% e il 68. Non c’è mai stato un testa a testa. C’è stata una narrazione fasulla che dava il no in netto recupero. L’unico no che è arrivato è stato quello degli italiani alla casta”.

E’ stato soprattutto il M5S a spendersi per il sì…
“Esatto. Solo il M5S allora si era schierato in maniera netta sul sì, poi si sono accodati anche gli altri partiti che, alla vigilia del voto, hanno avuto paura di assumere posizioni impopolari. La battaglia per il no la facevano fare ai mass media. Il voto per il referendum è un voto che premia il lavoro e la tenacia che hanno avuto Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle. Quando raggiungi il 70% dei consensi con buona affluenza vuol dire che è stato un voto trasversale a tutti gli elettori”.

A proposito di affluenza sono stati smentiti quanti temevano che la pandemia bloccasse la corsa alle urne.
“Forse proprio per il Covid le persone si sono sentite in dovere di andare a votare. E anche questo tema della partecipazione popolare è da sempre un cavallo di battaglia dei 5 Stelle. Bisogna in questo caso dar merito al governo in carica, e dunque a Pd e al M5S, se l’organizzazione è stata impeccabile”.

In Toscana e Puglia il centrosinistra ha tenuto.
“Sì anche se ci sono dei distinguo da fare. In Toscana la Ceccardi ha preso il 40% che, in una terra rossa, è un risultato rispettabilissimo. Iv, invece, non ha sfondato a casa sua ed è riuscita a superare il 4% per miracolo. Il Pd ha fatto appello al voto utile e questo è valso soprattutto in Puglia dove molti floaters, ovvero grillini non duri e puri, si sono uniti al cavallo vincente di Emiliano. Il centrodestra strappa comunque al Pd una sua roccaforte: le Marche. Ora il bilancio è di 15 regioni al centrodestra e 5 al centrosinistra. Il Pd esulta e fa bene ma perché ha perso meno del previsto. Se il Pd dovesse avere ora la tentazione di mostrare i muscoli, io lo inviterei a leggere i dati. E a trattare il Movimento 5 Stelle come partner non come comprimario”.

E il Movimento 5 Stelle che farà da grande? È giusto continuare a ballare da soli?
“Paradossalmente prendendo pochi voti il Movimento 5 Stelle ha aiutato molto di più il Pd. Se Laricchia in Puglia avesse preso il 20% Emiliano avrebbe perso. Nelle regionali poi il M5S non ha mai raggiunto risultati importanti come nelle comunali (vedi Raggi e Appendino) o a livello nazionale”.

Zingaretti ha detto che se si fossero uniti avrebbero vinto in quasi tutte le regioni.
“Se fosse vero quello che dice Zingaretti avrebbero dovuto vincere in Liguria dove si sono alleati. Non sempre la somma dei due fa totale. Se si fossero uniti in alcuni territori avrebbero per esempio potuto registrarsi resistenze da parte e dell’elettorato Pd e di quello del M5S. Certamente però il discorso dell’alleanza va posto e per questo servono nel M5S una direzione e una strategia politiche più forti. Come auspicato da Di Maio. Un Movimento alleato del Pd avrebbe avuto una presenza più forte nelle maggioranze regionali. I risultati non sono automatici ma è giusto tentare a livello locale l’alleanza che a livello nazionale funziona”.

Chi sul podio dei vincitori e chi su quello degli sconfitti?
“Il primo dei vincitori è Di Maio e il M5S. Per il referendum ha votato tutta Italia. E dunque i vincitori prendono tutta la posta. Poi Zingaretti che di fatto ha tenuto in tre regioni contro pronostici funesti. In mezzo metterei Giorgia Meloni che non ha vinto e non ha perso. Porta a casa con un suo uomo le Marche e perde con Fitto in Puglia. Tra i vincitori poi metto i tre governatori uscenti e riconfermati: Luca Zaia, Vincenzo De Luca e Giovanni Toti. I primi due hanno difeso le loro regioni in epoca Covid e sono stati premiati dai loro concittadini con percentuali stratosferiche. Tra gli sconfitti i due Mattei. Ma con dei distinguo. Salvini ha perso in Toscana ma con una percentuale dignitosa. Renzi non è riuscito a essere determinante neanche a casa sua. Si può dire che Salvini ha salvato la faccia, Renzi l’ha persa definitivamente”.