Sulla Brexit May dire May. La Corte suprema britannica boccia il ricorso del Governo: sull’uscita dall’Europa deve pronunciarsi prima il Parlamento

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

E Brexit non fu. Il governo britannico, infatti, ha perso l’appello presentato davanti alla Corte Suprema del Regno Unito riguardo al diritto di attivare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona senza consultare il Parlamento.

Insomma, sulla partita Brexit deve pronunciarsi prima il Parlamento inglese che, di fatto,potrebbe anche invalidare il voto espresso dal popolo. Gli 11 giudici della Corte, ha riferito il presidente della Corte Lord Neuberger nel leggere il verdetto, hanno confermato con una maggioranza di 8 a 3 la precedente sentenza dell’Alta Corte, che ha stabilito la necessità di un passaggio parlamentare prima dell’attivazione dell’Articolo 50, che darà ufficialmente inizio al processo di uscita dall’Unione Europea.

Eppure solo pochi giorni fa la May aveva ribadito la convinzione di lasciare del tutto il mercato unico nel pieno rispetto della volontà popolare. “Non vogliamo nessuna parziale appartenenza alla Ue, nessuna associazione con la Ue. “Non vogliamo mantenere dei pezzi di Ue, nel momento in cui la lasciamo: niente che ci lasci metà dentro, metà fuori”, aveva scandito la prima ministra. Il divorzio, secondo le intenzioni di Downing Street, si sarebbe dovuto consumare al massimo entro il 2019.  In caso di ultimo passaggio in Aula, “il parlamento britannico voterà l’uscita dall’Unione Europea”, aveva detto la May.

Come si ricorderà, a inizio novembre il giudice dell’Alta corte Lord Thomas of Cwmgiedd, nel leggere il verdetto relativo appunto alla Brexit aveva già sottolineato come “il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano”. Da qui il ricorso del Governo, bocciato definitivamente oggi.