Sulla legge elettorale

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di Vittorio Pezzuto

Con consumata disinvoltura, Beppe Grillo ha indossato ieri a Roma i panni del politico scafato. È pur vero che – braccato nelle strade da cronisti, telecamere e fotografi – ha improvvisato un siparietto («Salvatemi, salvatemi dai cronisti!») con tanto di saluti sul predellino di un taxi («Non vorrei ricordarvi qualcuno») e relativo riflesso genovese al conducente: «Hai chiuso il tassametro?».Ma si è trattato comunque di un abile diversivo per cercare di mascherare lo stato di impotenza di fronte all’accordo stipulato da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla nuova legge elettorale e sulle più urgenti riforme costituzionali. Avendo deciso anche stavolta di giocare da solo, e quindi condannando il suo Movimento a una sostanziale irrilevanza politica, sa bene che non gli resta in mano che l’arma spuntata della denuncia contro tutto e tutti. «Questa legge elettorale è stata fatta per fermare noi, punto e basta» ha attaccato in conferenza stampa. «Siamo la variante impazzita che non riescono a fermare. Noi accordi con questi non ne facciamo perché siamo stati eletti per mandarli a casa. La politica delle coalizioni è preistoria. O vinciamo noi o ce ne andiamo».
Lo schema più congeniale per spiegare la situazione resta insomma quello manicheo: da un lato i buoni («Adesso i cittadini discutono in Rete una legge e poi la si applica»), dall’altra quei cattivoni di inciucisti pronti a tramare contro il popolo sovrano. E quindi, ça va sans dire, contro il Movimento 5 Stelle. «Abbiamo un condannato in via definitiva per frode fiscale e un condannato in primo grado per danno erariale che progettano insieme di cambiare la legge elettorale. Non è che due possono dire: entro gennaio si cambia». Il canovaccio dell’ex comico prevedeva ieri un largo ricorso al vittimismo: «Abbiamo tutti contro: destra, sinistra, giornali, Bce, Troika, almeno un po’ di rispetto ce lo dovete dare. Possono fare qualsiasi cattiveria ma noi vinceremo le elezioni». E ancora: «Noi abbiamo preso il 25%, poi c’è stato questo “colpettino di Stato” di Napolitano che si è riunito con due persone una sera e fatto le larghe intese per bloccarci».

L’indifferenza del Colle
Nel suo mirino è così finito un’altra volta Re Giorgio. Prima ha assicurato di non aver cambiato idea sulla sua messa in stato di accusa per attentato alla Costituzione («L’impeachment va preparato per bene, ma ci sarà, degli avvocati ci stanno lavorando»), poi lo ha accusato di plateale indifferenza per le sorti del suo Movimento: «In base alla sentenza della Corte abbiamo una legge elettorale o no? Abbiamo il Porcellum senza premio di maggioranza. Quindi la legge c’è». E invece Renzi e Berlusconi «stanno facendo qualcosa che non gli ha chiesto nessuno e assistiamo ad un altro mutismo incredibile di Napolitano», visto che «con quella legge il M5S è senza scampo». Il doppio tra le due coalizioni che hanno raccolto più voti farà sì che «saremo tagliati fuori».
Da Forza Italia e Pd gli sono arrivate repliche in fotocopia. «Difficile capire cosa voglia fare Grillo, se non puntare allo sfascio. Dopo aver cambiato idea non si sa più quante volte sulla legge elettorale, oggi grida all’accordo per far fuori il suo Movimento. Continuando ad autoescludersi dal confronto però si fa fuori da solo» ha commentato il vicecapogruppo del Pd alla Camera Andrea Martella. «È molto difficile comprendere cosa vuole fare Grillo se non puntare allo sfascio. Sulla legge elettorale Grillo ha cambiato idea un milione di volte: ha la forza dei numeri, che potrebbe far valere, ma si sottrae perché non vuole assumersi la responsabilità del voto che ha ricevuto. Ha una linea nichilista» ha ripetuto la deputata azzurra Elvira Savino.

L’obiezione di Orellana
A pensarla nello stesso modo sono però anche diversi parlamentari pentastellati, costretti ad aspettare che alcune decine di migliaia di attivisti decidano online il testo da presentare in Parlamento. «Siamo colpevolmente in ritardo perché bisognava iniziare prima» osserva sconsolato il senatore pentastellato Alberto Orellana. «Adesso, oltre ad essere un po’ fuori dai giochi, i nostri parlamentari non hanno un’indicazione precisa dalla base per quanto riguarda che tipo di emendamenti presentare a queste situazioni nelle commissioni. Come Movimento stiamo perdendo l’occasione di sederci ad un tavolo anche se quelli intorno al tavolo non ci piacciono. Mi dispiace anche – ha aggiunto – che queste decisioni non siano state fatte coinvolgendo gli attivisti o almeno attraverso decisioni assembleari di noi parlamentari e consiglieri regionali. Purtroppo sembra una decisione presa da Grillo in solitudine». Perché uno vale uno, ma mica sempre.