Sabato scorso alla convention di Più Europa il leader del M5S Giuseppe Conte ha detto che non sarà possibile rivolgersi alla Russia per l’approvvigionamento di gas fino a quando non sarà stipulato un accordo di pace. E ha riaffermato il ruolo dell’Europa nel negoziato che ponga fine al conflitto in Ucraina. Parole che hanno fatto dire ai riformisti del Pd e agli esponenti di Iv che Conte ha fatto marcia indietro sulla politica estera. Michele Gubitosa, vicepresidente dei 5S, è così?
“No, nessuna marcia indietro. Siamo coerenti con quello che abbiamo sempre detto: ricominceremo ad acquistare il gas russo solo dopo la fine della guerra. Anzi, questa situazione rappresenta una nuova occasione per l’Europa – e anche per il governo Meloni – per tornare a contare qualcosa a livello internazionale e per ricominciare a fare gli interessi dei propri cittadini e non solo quelli di Stati Uniti e Israele. Si tratta di una situazione win-win, perché spingere per la soluzione diplomatica e arrivare a un accordo porterebbe anche lo sblocco delle risorse russe. Non mi è mai piaciuta quella figura retorica usata da Draghi, che ci impose la scelta tra pace e condizionatori. Con un accordo, possiamo raggiungere entrambi i risultati: garantiamo la pace in Ucraina e recuperiamo l’accesso a risorse preziose”.
Conte ha anche detto: “Difendiamo con le unghie e con i denti la popolazione ucraina”. Questo vuol dire che avete cambiato idea sugli aiuti militari?
“Noi ci siamo sempre schierati dalla parte dell’Ucraina, semplicemente crediamo che il modo migliore per difendere la sua popolazione sia spingere per una soluzione negoziale e non continuando a inviare armi e a scommettere sulla vittoria militare sulla Russia, come ha fatto questo governo”.
Primarie. Conte si è detto disponibile, dopo che la leader del Pd Elly Schlein in passato le aveva evocate tante volte. Ma ora i dem sembrano aver paura e invitano a non addentrarsi in “un dibattito politicista”. Che ne pensa? E come si sceglie il candidato che sfiderà le destre alle prossime politiche?
“Noi siamo disponibili alle primarie e lo abbiamo annunciato. Detto questo, credo che tra le priorità dei cittadini italiani, oggi, non ci siano il nome del prossimo candidato premier dell’area progressista, né tantomeno le regole delle primarie o altre modalità di scelta del leader. Come diciamo sempre, dobbiamo partire dai temi: diamo risposte alle famiglie che non sanno se fare la spesa o pagare le bollette, alle imprese che non sanno se pagare gli stipendi o fare carburante ai mezzi aziendali, alle persone che hanno smesso di cercare lavoro, di studiare, persino di curarsi. L’Italia sta affrontando un momento drammatico con mezzi limitati a causa di un governo che pensa solo a spendere un miliardo in più al mese in armi. Ascoltiamo le necessità del Paese e proponiamo un programma. Poi verrà anche il momento della scelta del leader”.
Il no al referendum sulla Giustizia è stato trainato dal voto dei giovani, che sono anche quelli scesi in piazza contro il genocidio a Gaza e non si riconoscono necessariamente in un partito progressista. Come si conquistano questi giovani?
“Innanzi tutto, ascoltandoli e cercando di capire le loro istanze. Questo governo li ha completamente dimenticati e giustamente si sentono traditi. Dobbiamo tradurre i loro bisogni in proposte politiche serie, senza lanciarci in promesse irrealizzabili in pieno stile Meloni. Da qui all’estate, grazie ai nostri cento punti di ascolto, raccoglieremo le loro proposte e i loro suggerimenti e li inseriremo nel nostro programma. La loro partecipazione e la loro energia sono fondamentali per l’Italia che vogliamo costruire”.