Inizia oggi e subito entra nel vivo il World Economic Forum di Davos. Alla 56esima edizione dell’evento, che ironicamente è ufficialmente dedicata allo “spirito del dialogo” in un mondo in cui vige la regola del più forte, che andrà avanti fino al 23 gennaio, partecipano oltre 3.000 delegati provenienti da 130 Paesi per affrontare le maggiori sfide internazionali.
Com’è facilmente intuibile, l’attesa è tutta per Donald Trump che, nel bene o nel male, appare già come il vero protagonista del vertice. Il presidente degli Stati Uniti, impegnato su più fronti — dal ruolo di mediatore sull’Ucraina alle tensioni in ambito Nato, fino al confronto sulla Groenlandia — prenderà la parola domani pomeriggio con un intervento che promette di creare un nuovo terremoto politico in tutta l’Ue.
Proprio per questo il suo discorso, secondo diversi analisti, segnerà il momento politicamente più sensibile dell’intera settimana di appuntamenti, anche alla luce dei possibili incontri bilaterali con leader europei e con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Summit di Davos, leader mondiali al confronto in attesa del discorso di Trump
Prima dell’intervento del tycoon, il calendario del summit di Davos è già fitto. Oggi si parte con l’intervento della stessa von der Leyen in mattinata, seguito nel pomeriggio dal presidente francese Emmanuel Macron, dal segretario al Tesoro Usa Scott Bessent – il cui intervento viene indicato come “da non perdere” – , dal premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e dal primo ministro canadese Mark Carney. Spazio anche al conflitto in Ucraina, con una sessione dedicata al percorso verso la pace e alle garanzie di sicurezza per Kiev. A margine, è previsto un incontro tra l’emissario del Cremlino Kirill Dimitrev e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, un segnale che segna di fatto il ritorno russo a Davos.
Ma la giornata clou sarà domani quando, oltre al discorso di Trump, il Forum ospiterà il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il segretario generale della Nato Mark Rutte e il segretario generale dell’Onu António Guterres, mentre resta incerta la data dell’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Giovedì sarà la volta, tra gli altri, del presidente israeliano Isaac Herzog, del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del presidente finlandese Alexander Stubb, che parlerà di nuovo ordine mondiale. Venerdì, nella giornata di chiusura del vertice di Davos, il focus sarà tutto incentrato sui rischi geopolitici del 2026 affidato a Jane Harman.