Superare i campi nomadi a Roma. Dal Pd solito copia e incolla dai 5S

Tra le priorità dell'amministrazione Gualtieri non c'è una delle grandi piaghe di Roma, quella dei campi nomadi.

A marzo Roberto Gualtieri aveva stilato la lista dei 300 obiettivi da raggiungere da lì ai successivi 180 giorni. Tra quelli, però, da nessuna parte si faceva riferimento a una delle grandi piaghe di Roma, quella dei campi nomadi. Insediamenti in cui vivono, in condizioni igienico sanitarie malsane, le popolazioni Rom, Sinti e Caminanti.

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DEL CENTRO AGROALIMENTARE ROMA

Campi nomadi Roma, sulla carta al momento di nuovo non c’è nulla

Sulla carta al momento di nuovo non c’è nulla e l’Amministrazione dem, infatti, ha pensato bene di prendere in prestito il Piano di superamento dei campi rom dell’ex sindaca Virginia Raggi per chiudere, entro il prossimo novembre, il campo di Castel Romano, sulla Pontina – che l’ex amministrazione aveva in parte già sgomberato – e poi entro fine anno i campi di Candoni, Lombroso e Salviati.

Come? Con un bando – scaduto lo scorso 25 maggio – dal valore di oltre 815mila euro, che ha l’obiettivo di reperire associazioni del terzo settore che possano “dare continuità ai percorsi di inclusione sociale, e implementare azioni innovative volte a favorire l’autonomia socio economica della popolazione Rom, Sinti e Caminanti”.

L’obiettivo, come annunciato dal Campidoglio, sulla scorta, come detto, delle misure messe in campo da Raggi,“è favorire lo sviluppo personale e relazionale dei giovani e degli adolescenti presenti negli insediamenti, attraverso l’attivazione di percorsi di socializzazione, integrazione e inclusione nei gruppi di pari e nella collettività, nonché l’acquisizione di competenze e abilità specifiche per le varie attività che potrebbero essere utili per il futuro inserimento nel mondo del lavoro”.

Insomma, copia e incolla dal Piano di Raggi, tanto bistrattato all’epoca nonostante, dati alla mano, gli evidenti risultati raggiunti. Oltre alla chiusura dei campi di Schiavonetti, Camping River, Foro Italico, Monachina e l’Area F di Castel Romano, sotto l’amministrazione grillina, infatti, è stata registrata una forte contrazione delle presenze nei campi.

Dal 2017, anno in cui il Piano è partito, la popolazione rom è diminuita del 41%: dei 4503 residenti del 2017, infatti, a dicembre del 2020 ne risultavano 2652. L’Associazione 21 Luglio, intanto, sempre pronta a dare battaglia quando in Campidoglio non c’era Gualtieri, adesso vede le sue speranze andare in fumo. Sperava che il nuovo sindaco avrebbe dato un taglio netto con il passato, ma così non è stato.

Tant’è che dalle pagine del Fatto Quotidiano, a metà marzo Carlo Stasolla, che dell’Associazione 21 Luglio è presidente, ha scritto che “per l’Amministrazione Gualtieri c’è tempo per correggere il tiro di un primo colpo tirato a vuoto. Ma bisogna farlo subito”. Ad oggi il Pd, però, non ha cambiato idea, anzi, sembra proprio intenzionato a proseguire sulla strada tracciata dai pentastellati.

Della serie, prima li criticano e poi li copiano. Intanto la Lega insorge e critica il bonus affitto destinato alla popolazione rom, ovvero l’erogazione di un contributo economico per un importo complessivo non superiore a 10mila euro in tre anni, che consentirebbe alle persone che risiedono nei campi in fase di chiusura di sistemarsi in un alloggio e trovare un lavoro, il tutto, ben inteso, previa una serie di verifiche approfondite.

La consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Laura Corrotti, intanto, racconta di aver visto con i suoi occhi i campi nomadi della Capitale durante i numerosi sopralluoghi che ha effettuato. “Visite sul posto”, dice, “che ti rendono consapevole dell’emergenza e della totale assenza della scolarizzazione tra i minori. Ho visto il degrado, roghi tossici e conflitti tra etnie ma di Gualtieri neanche l’ombra”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 17:06
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