Superbonus, tutti a sparare su Conte

I crediti alle imprese del Superbonus fino a ieri non erano un’emergenza ora invece lo sono per tutti i partiti.

Fino a ieri non era un’emergenza ora invece lo è per tutti. Giuseppe Conte, checché se ne dica, ci ha visto giusto e, di fatto, ha messo i partiti con le spalle al muro: chi prima diceva che sbloccare i crediti alle imprese alle prese con il Superbonus non era una necessità, adesso invece si è attivato – almeno a parole – per remare nella stessa direzione del presidente del Movimento cinque stelle.

VERSO UN'ITALIA ECODIGITAL

I crediti alle prese del Superbonus fino a ieri non erano un’emergenza ora invece lo sono per tutti i partiti

Non ci ha girato attorno a questo cambio e repentino cambio di passo dei vari esponenti politici, lo stesso Conte che su Facebook ha scritto: “Venerdì eravamo per tutti gli irresponsabili che bloccano l’Italia. Perché? Pretendevamo di far votare in sede di conversione del Decreto aiuti bis una norma per sbloccare i cantieri Superbonus e salvare 40mila imprese con i crediti fiscali bloccati.

Ora, a distanza di qualche giorno, le altre forze politiche fanno a gomitate per dire che è urgente intervenire. Quindi non eravamo noi gli irresponsabili. Irresponsabile è stato piuttosto chi non ha voluto vedere quanto fosse prioritario questo intervento. Comunque meglio tardi che mai. È importante che si siano svegliati tutti.

Quel che conta è solo salvare aziende, lavoratori e famiglie”. Una linea che, come detto, ora sembrano condividere anche le altre forze politiche. “Insieme alle altre forze politiche, abbiamo lavorato per superare il blocco della cessione dei crediti del superbonus”, ha dichiarato due giorni fa Simona Malpezzi, presidente dei senatori dem; e poi a rincarare la dose ci ha pensato una lettera di Silvio Berlusconi all’Associazione nazionale costruttori: “Non va abbandonato il meccanismo delle incentivazioni fiscali, soprattutto per favorire l’efficientamento energetico e la protezione antisismica”.

Tutti d’accordo con Giuseppe Conte, dunque. Salvo – almeno così sembra – Mario Draghi. Il presidente del Consiglio pare restare sulle sue posizioni. Oramai, con lo scioglimento delle Camere, la distanza tra i due leader politici è siderale. Lo stesso presidente pentastellato ha dichiarato esplicitamente che dal premier probabilmente si sarebbe aspettato molto di più in sede europea per risolvere la crisi energetica: “Draghi avrebbe dovuto battersi per accelerare le soluzioni in Europa e invece ora dovremo moltiplicare gli sforzi per finanziare i provvedimenti” contro il caro-energia, “non ha ottenuto risultati”.

Così il leader del M5S, Giuseppe Conte, in una video intervista sul sito del Foglio. “Devi piantarti a Bruxelles finché non inchiodi i tuoi partner alle loro responsabilità. Bisogna smetterla – ha aggiunto – di aver paura del rischio di isolamento dell’Italia”. Il confronto, ovviamente, è con quanto invece avrebbe ottenuto lo stesso Conte col Recovery Fund. Conte, dunque, ne ha per tutti.

A cominciare dagli ex alleati del Pd. A distanza, infatti, l’ex premier ha risposto anche ad Andrea Orlando che ha avanzato l’ipotesi che dopo le elezioni si possa ricomporre il campo largo. Ma il ministro del Lavoro, per Conte,fa i conti senza l’oste. Questa proposta non ha alcun senso in queste condizioni e in questa situazione” perché “i vertici del Pd” hanno compiuto un errore politico “grave” e “si sono assunti una grande responsabilità”.

Tranchant il leader pentastellato, dunque: “Posso assicurare che chi vota il M5S vota il M5S, punto. Non vota ammucchiate o cartelli elettorali last minute”. Ed è proprio questa, forse, la profonda differenza che colgono sempre più elettori e che separa il Movimento dalle altre coalizioni.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:09
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