Strage di Rigopiano. Diciassette imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Ma le famiglie delle vittime temono la prescrizione

Rigopiano
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Sono passati quattro anni dalla tragedia di Rigopiano e per arrivare a una verità giudiziaria, la strada sembra ancora lunga. Eppure qualcosa sembra smuoversi perché nell’udienza davanti al gup di Pescara, Gianluca Sarandrea, ben diciassette imputati su venticinque hanno chiesto l’accesso a riti alternativi. Una soluzione che lo stesso giudice ha caldeggiato durante l’udienza, poi recepita da gran parte dei difensori. Tra coloro che hanno scelto il rito alternativo spiccano i nomi dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e dell’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. Un’udienza durante la quale le difese hanno chiesto un incidente probatorio che il gup ha rigettato perché ritenuta inutile in questa fase del giudizio.

LOTTA CONTRO IL TEMPO

Con il passare del tempo, le famiglie delle vittime sono sempre più pessimiste che sulla vicenda giudiziaria arriverà una conclusione senza incorrere nella prescrizione. Timori giustificati anche perché il gup Sarandrea ha disposto, per la prossima udienza del 17 settembre, una perizia ex articolo 422 del codice di procedura penale. Una mossa che rischia di allungare ulteriormente i tempi tanto che i legali fanno notare come, in quell’occasione, “il processo si fermerà nuovamente”. Al centro del procedimento c’è la mancata realizzazione della carta valanghe, ossia il protocollo sul rischio valanga, e le presunte inadempienze relative a manutenzione e sgombero delle strade di accesso all’hotel. I reati ipotizzatiagli imputati vanno, a seconda delle posizioni, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico. Una vicenda che rischia di rimanere in larga misura irrisolta perché alcuni dei reati contestati sono già a rischio prescrizione. In particolare l’abuso d’ufficio che si prescrive in 5 anni e il falso in 7 anni e mezzo.

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SOSTEGNO DEI 5S

“Sostenere i familiari delle vittime dei disastri colposi credo sia un dovere da parte di tutta la politica, per questo ho partecipato al sit in a Montecitorio che hanno organizzato. La loro sofferenza va ascoltata ed è indispensabile dare delle risposte. La riforma Bonafede non andava toccata, perché il dolore e la richiesta di giustizia non devono andare in prescrizione. Mai”. Lo dichiara Gianluca Ferrara, vice presidente del gruppo Movimento 5 Stelle al Senato, secondo cui “la ministra Cartabia aveva predisposto un testo che aveva gravissime lacune e sviste giuridiche. Sviste sorprendenti per chi invece dovrebbe conoscere bene i meccanismi della Giustizia. Con le modifiche imposte dal M5s, i peggiori reati non saranno soggetti a improcedibilità e raddoppiano i tempi per l’appello che può durare fino a 4 anni per i reati più complessi”. Secondo il parlamentare 5S: “Come ha dichiarato il nostro presidente Conte, non è la nostra riforma, ma è un sostanziale passo avanti”.