Taglio dei parlamentari subito operativo se al Referendum vince il Sì. Brescia, presidente Commissione Affari costituzionali: “Poi saranno apportati tutti i correttivi concordati”

di Antonio Pitoni
L'intervista

L’Election Day? “Sacrosanto”, taglia corto il presidente M5S della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia. E le polemiche che sono seguite al via libera all’accorpamento sono del tutto “pretestuose” e superate. Mentre restano ancora da approvare le misure collegate alla riforma costituzionale che devono accompagnare il taglia-parlamentari per compensare la compressione della rappresentanza nelle due Camere e che hanno subito ritardi e rallentamenti a causa dell’Emergenza Covid. “La maggioranza è d’accordo ad apportare tutti i correttivi necessari”, assicura Brescia, certo che, a prescindere da essi, in caso di via libera al referendum la riforma entrerà regolarmente in vigore.

Con il via libera del Parlamento all’Election day – la data del 20 settembre sarebbe l’ipotesi al vaglio del Governo – la riforma che taglia da 945 a 600 il numero dei parlamentari è in dirittura d’arrivo. Eppure non mancano le polemiche né sull’accorpamento tra referendum e amministrative né sul merito della riforma. Lei che idea si è fatto?
“Si tratta di polemiche pretestuose che oggi abbiamo già dimenticato. La maggioranza attraverso la relatrice Anna Bilotti ha dimostrato grande disponibilità e ascolto sul decreto approvato definitivamente venerdì scorso. L’accorpamento è sacrosanto innanzitutto per motivi economici. Non possiamo sprecare soldi pubblici per qualche bagatella politica, né possiamo obbligare le scuole a chiudere più volte. Faccio notare che tra chi non vuole oggi l’accorpamento c’è chi in un non tanto lontano passato sosteneva l’accorpamento dei referendum abrogativi con le amministrative”.

Sta di fatto però che con l’emergenza Covid le misure collegate alla riforma che dovrebbero garantire quei correttivi per compensare la compressione della rappresentanza parlamentare, hanno ritardi e rallentamenti. Tra queste anche la legge costituzionale per l’abbassamento a 25 e 18 anni dell’età per l’elettorato passivo e attivo del Senato che porta la sua firma. A che punto siamo?
“A metà gennaio si è concluso l’iter in commissione Affari Costituzionali al Senato. È stata abbassata da 40 a 25 anni l’età per diventare senatori, come avviene oggi per la Camera. Abbiamo volutamente lasciato la riflessione su questo tema ai senatori e abbiamo registrato una positiva sintonia. Spero che la legge vada in aula presto. È un atto di fiducia verso i giovani, nella loro voglia di partecipare alla vita pubblica del nostro Paese”.

Poi ci sono altri interventi in stand by: il superamento della base regionale per elezione del senato e la riduzione da 3 a 2 dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica. Che tempi si prevedono?
“Su questo provvedimento che porta la prima firma del collega Fornaro di Leu, stiamo procedendo speditamente con le audizioni già in queste settimane. Immagino che si vorrà aspettare l’esito del referendum prima di presentare il testo base, ma il cantiere delle riforme è aperto e noi siamo pronti. Spero invece che vada avanti al Senato la proposta costituzionale che introduce il referendum propositivo. La relatrice Dadone, oggi ministro, ha fatto un lavoro che non va disperso”.

C’è il rischio che, senza questi interventi, il via libera al referendum possa dare vita ad una riforma costituzionale incompleta e sbilanciata?
“Assolutamente no. La maggioranza è d’accordo ad apportare tutti i correttivi necessari. Altro che mutilazione, col taglio dei parlamentari ricuciamo un rapporto con i cittadini che per decenni hanno assistito a promesse poi diventate autentiche prese in giro. Noi abbiamo mantenuto la parola, ora tocca a loro”.

Rimane infine il rebus della riforma elettorale. Il taglio dei parlamentari richiederà quanto meno un aggiustamento del Rosatellum alla nuova composizione delle Camere. Ma a suo avviso quale sarebbe il sistema elettorale più adatto a compensare la riduzione dei seggi e quindi del principio di rappresentatività elettori-eletti?
“Si parte da un sistema proporzionale con soglia al 5% e diritto di tribuna, contenuto nel testo a mia prima firma. Quel testo è frutto di un confronto tra maggioranza e opposizione e in queste settimane in commissione stiamo ascoltando gli esperti. L’obiettivo è una buona legge elettorale da approvare non a fine legislatura.