Tale padre, tale figlio. Condannato a morte il figlio di Gheddafi. Saif accusato di genocidio durante la Primavera libica del 2011

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Il secondogenito dell’ex dittatore libico, Muammar Gheddafi, Saif al Islam, è stato condannato a morte per i “crimini di guerra” commessi durante la dura repressione delle rivolte della Primavera libica nel 2011. Assassini, squadre della morte per torturare i dissidenti, autobombe, devastazione di infrastrutture pubbliche come acquedotti o reti elettriche, queste sono le principali accuse. La sentenza è stata pronunciata in absentia, poiché Saif è attualmente a Zintan, a circa 140 chilometri da Tripoli, ancora nelle mani delle milizie locali, che lo catturarono mentre era in procinto di scappare per l’Algeria e si rifiutarono (e ancora lo fanno) di affidarlo nelle mani del governo di Tripoli.

IL VIDEOMESSAGGIO
Il più filo occidentale dei sette figli del Colonnello, Saif ha dovuto testimoniare con un video messaggio, dichiarandosi innocente e respingendo tutte le accuse, in questo processo che è iniziato l’anno scorso ad aprile. Ma già al termine della ribellione, la Corte Penale Internazionale aveva spiccato un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità, per lui e per il padre. E quel mandato ancora oggi pende sulla testa di Saif, che secondo il Tribunale Internazionale dovrebbe avere un “processo equo” all’Aja.

LA SORTE
Ma adesso si teme per il futuro dell’uomo, che rischia di incorrere nella stessa fine del colonnello Gheddafi, esposto al pubblico dileggio per 40 ore a Sirte nel novembre 2011, per poi essere sepolto in una cittadina nel deserto, rimasta sconosciuta per motivi di sicurezza.

I PERSONAGGI
Ad essere condannati con Saif, altri 8 personaggi di spicco del 2011, tra cui alcuni suoi compagni di prigionia, Abdallah Sanussi, responsabile dell’intelligence militare di Gheddafi e i due ex premier Al Baghdadi Al Mahmoudi e Abuzaid Dorda. Le condizioni di detenzione di Saif sono state a lungo condannate dalle organizzazioni per i diritti umani, lungo questi 5 anni, alcune delle quali sono andate proprio a Zinman, per vedere con i propri occhi le condizioni di prigionia. E solo qualche settimana fa, l’uomo era uscito dal regime di carcere duro.

LO SPECCHIO
Alcuni media libici criticano il processo a Saif al-Islam Gheddafi, accusando il tribunale di Tripoli che lo ha condannato a morte di aver agito sotto la pressione delle forze islamiste che hanno formato nella città un governo non riconosciuto. Il ministero della Giustizia del governo di Tobruk, Al-Mabruk Ghraira Omran, prima ancora che i verdetti fossero pronunciati aveva chiesto alla comunità internazionale di non riconoscerli, dicendo che i giudici hanno “lavorato sotto minaccia delle armi e temendo di essere uccisi o rapiti”. Insomma, la detenzione di Saif è solo lo specchio del caos che domina la Libia, spaccata nei due governi di Tobruk e Tripoli.

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