Una media di 350 euro a famiglia. Per una tassa, quella sui rifiuti, ritenuta iniqua e soggetta a continui aumenti. L’analisi della Uil sulla Tari evidenzia importanti differenze territoriali. Per esempio, guardando le Città Metropolitane, si va dai 518 euro a nucleo di Genova ai 499 di Napoli, dai 365 di Torino ai 334 di Roma, passando per i 294 di Milano e i 236 di Bologna.
Lo studio del Servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, fa emergere differenze persino maggiori: il costo più alto si registra a Pisa ed è pari a 650 euro medi l’anno a famiglia, quello minore è a La Spezia, con 180 euro l’anno a nucleo. E si resta intorno ai 200 euro anche a Novara, Belluno, Fermo, Brescia, Cremona e Trento. Sopra i 500 euro invece il costo medio a Brindisi, Pistoia, Trapani, Barletta e Taranto.
Tari, la tassa sui rifiuti con sempre più divari
Il problema non è solo economico, ma riguarda anche il risultato dei servizi, con “evidenti iniquità territoriali e un costante aumento”, come sottolinea la Uil. Per Biondo, “una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti”. E così i divari delle tariffe tra i diversi territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate, fatte ricadere sui cittadini. Per esempio, al Mezzogiorno si paga la carenza di impianti, che costringe a trasferire i rifiuti fuori dal territorio, con extra-costi pagati dalle famiglie in bolletta.