Telecom, Bernabè tratta l’uscita. Per il dopo è sfida tra Sarmi e Caio. La scalata spagnola scatena un terremoto ai vertici. Nel frattempo Telefonica prova a rassicurare il governo

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di Maurizio Grosso

Una scossa tellurica che rischia di investire anche i vertici di Telecom Italia. Nel trambusto causato dalla scalata degli spagnoli di Telefonica all’azienda italiana, sembra prendere corpo la possibilità che l’attuale numero uno del gruppo, Franco Bernabè, lasci la tolda di comando. Addirittura ieri si è diffusa la voce che il manager stia già trattando l’uscita dalla società a seguito di dimissioni. Per la sua successione, secondo i rumors, sarebbe già scattata una sfida tra Massimo Sarmi e Franceso Caio. Il primo, attualmente amministratore delegato di Poste Italiane, sarebbe gradito dagli spagnoli, mentre il secondo, oggi responsabile per l’Agenda digitale italiana, sarebbe il candidato preferito da Enrico Letta. Di certo l’operazione condotta dagli spagnoli rischia di produrre un effetto domino.

Tra l’altro proprio ieri, secondo alcune indiscrezioni, alcuni emissari di Telefonica sarebbero entrati in contatto con il governo per cercare di fornire rassicurazioni sulla bontà della loro operazione, sull’intenzione di salvaguardare i livelli occupazionali e sulla possibilità di mantenere al vertice di Telecom un management italiano. Considerazione, quest’ultima, che potrebbe accostarsi alle voci che danno Sarmi come uno dei papabili per la successione di Bernabè, peraltro con il gradimento degli stessi spagnoli. L’obiettivo di questi contatti innescati da Telefonica, in ogni caso, è quello di arrivare a una soluzione quanto più possibile condivisa prima del consiglio di amministrazione di Telecom Italia convocato per il prossimo 3 ottobre.

Nel frattempo, complice il consiglio dei ministri che si è tenuto ieri, il governo ha deciso di mettere in campo strumenti difensivi anti-scalata come il “golden power” nel settore delle telecomunicazioni. Ma continua a circolare anche l’ipotesi di un intervento per correggere l’attuale normativa sull’Opa, ossia quell’offerta pubblica di acquisto che chi scala deve lanciare quando supera la soglia del 30% dell’azienda bersaglio. Il fatto è che, rebus sic stantibus, Telefonica non è tenuta a lanciare un’Opa. Per questo si sta pensando di consentire alle aziende di inserire nel loro statuto la previsione di una soglia più bassa. La battaglia è appena iniziata.