Telemeloni vende la sede di corso Sempione, per riaffittarla. Poi andrà in locazione da Fondazione Fiera. Costo: 159milioni in 29 anni

Telemeloni vende la sede Rai di corso Sempione, per poi riaffittarla. In seguito andrà in affitto da Fondazione Fiera, spendendo oltre 159 milioni di euro in 29 anni. E' un affare?

Telemeloni vende la sede di corso Sempione, per riaffittarla. Poi andrà in locazione da Fondazione Fiera. Costo: 159milioni in 29 anni

Vendere un bene per fare cassa, riprenderlo in affitto e quindi andare in affitto presso terzi, spendendo 159 milioni di euro. Detto così non appare un grande affare quello varato Viale Mazzini, cioè la vendita del centro di produzione Rai di Corso Sempione a Milano. Eppure è stato fatto…

Il piano, infatti, prevede l’alienazione entro il 2026 dello storico palazzo, entrato nei manuali di architettura perché capolavoro modernista progettato da Gio Ponti e Nino Bertolaia tra il 1939 e il 1952. Oltre 55.000 mq in una delle zone più appetite e costose di Milano.

Da Sempione alla Fiera

La vendita, ha spiegato la Rai, serve per finanziare il nuovo polo produttivo che nascerà a poca distanza, al Portello nel 2032. Ancora non si sa chi comprerà il pezzo di storia della Rai, né a che prezzo, ma un po’ di dettagli, tutt’altro che tranquillizzanti, sull’affare si conoscono…

A firmare l’accordo per la vendita di Sempione e per il nuovo centro di produzione sono stati il 4 dicembre 2023 l’allora AD Rai, Roberto Sergio (oggi Direttore generale Rai) ed Enrico Pazzali, allora Presidente della Fondazione Fiera Milano, oggi sotto inchiesta per la nota vicenda degli spioni della sua società Equalize.

In base a tale l’accordo, la Rai abbandonerà il palazzo di Ponti non appena sarà operativo il nuovo centro di produzione che sarà costruito da Fondazione Fiera. La posa della prima pietra è avvenuta a inizio gennaio 2026  e i lavori dovrebbero essere terminati entro il 2029. L’accordo prevede inoltre che Fondazione Fiera finanzi la costruzione della cosiddetta “White Box” (il centro di produzione) con un investimento di 120 milioni di euro.

Tuttavia, non tutti quei soldi andranno alla sede Rai: serviranno infatti anche per la riqualificazione di tutta l’Area Fiera Gattamelata MICO Nord, dove nasceranno uno studentato universitario, un commissariato di Polizia, l’Archivio Fondazione Fiera. La Rai sarebbe quindi solo una parte di quell’investimento.

Una scatola vuota?

E forti dubbi ci sono anche sui tempi di realizzazione. Secondo il cronoprogramma la costruzione dovrebbe durare tra i 26 e i 28 mesi, ma, come hanno fatto notare i sindacati, siamo già a sei mesi di ritardo sul programma. Inoltre, la “White Box” che dovrebbe essere consegnata nel 2029, almeno agli inizi, sarà una scatola vuota, perché la piena operatività del centro di produzione è prevista solo a partire dal 2032.

E nel frattempo viale Mazzini pagherà l’affitto al compratore di corso Sempione, in base a una formula detta del “leaseback”. E, una volta operativo il nuovo centro di Gattamelata, la Rai si trasferirà, iniziando a pagare l’affitto a Fondazione Fiera…

Affitti per 159 milioni in 27 anniI

Quanto? Il contratto di locazione di 27 anni prevede un canone di 5,9 milioni di euro all’anno, tanto che viale Mazzini ha già messo a budget oltre 159 milioni per gli affitti a partire dal 2032. Domanda: ma perché vendere una sede storica per andare in affitto in un’altra sede che in 27 anni con gli affitti si mangerà gran parte dei soldi guadagnati dalla vendita stessa? Bella domanda. A oggi i vertici Rai non hanno dato alcuna risposta…

Inoltre, secondo i sindacati, esiste un problema di spazio: oggi in Sempione ci sono 8 studi televisivi più 4 studi radio e 1 Auditorio. Nella sede al Portello ce ne saranno solo 4 e 1 solo studio radiofonico, come hanno denunciato i sindacati. E ancora, nell’attuale sede lavorano 800 dipendenti, nella nuova sede ci sarà posto solo per circa 300. Più che comprensibile quindi l’allarme occupazionale lanciato dai sindacati, che hanno anche dichiarato sciopero, inascoltati.

Operazione targata Lega

Ma l’operazione – voluta principalmente dalla Lega – è stata criticata anche per alcuni potenziali conflitti di interesse (sebbene smentiti dalla Rai). Igor De Biasio mentre sedeva nel Cda della Rai (in quota Lega) era contemporaneamente anche l’Ad di Arexpo (società partecipata da Fondazione Fiera). Una situazione che nel piano immobiliare, lo ha visto giocare sia nella squadra dei compratori (la Rai), sia in quella dei venditori (Arexpo).