I tentacoli di Cosa Nostra sul turismo di lusso. Inchiesta a Palermo sul business del boss Di Gangi aiutato da banche compiacenti

Torre Macauda Di Gangi
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Cosa Nostra punta al turismo di lusso e gode dell’appoggio di qualche banca. Lo sospetta la Procura di Palermo, che ieri ha fatto perquisire dalla Guardia di finanza due filiali della UniCredit di Palermo e notificare otto avvisi di garanzia. Al centro dell’indagine Torre Macauda, resort di lusso gestito dalla società “La Libertà Immobiliare” ad Agrigento, secondo gli inquirenti riconducibile al boss Salvatore Di Gangi e al figlio Alessandro che, attraverso una serie di operazioni illecite, sarebbero tornati in possesso della struttura alberghiera sommersa dai debiti.

I reati ipotizzati sono di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e falso. Perquisiti anche gli studi professionali e le abitazioni degli indagati. L’hotel confiscato venne poi restituito all’imprenditore Giuseppe Montalbano, secondo i magistrati prestanome del boss, quest’ultimo considerato un fedelissimo di Totò Riina, il capo dei capi.

Per gli inquirenti “La Libertà Immobiliare”, che si è aggiudicata Torre Macauda, avrebbe versato solo la metà del prezzo, ricevendo dalla banca una falsa quietanza per l’intero importo grazie alla complicità del funzionario di banca ora finito tra gli indagati dalla Procura di Palermo. “Operazioni finanziarie, fatte con dispositivi informatici da colletti bianchi. Questo è il nuovo volto della criminalità organizzata, ormai da anni. Vedremo le indagini a cosa porteranno”, ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra.