Terremoto Berlusconi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Lapo Mazzei

Nemmeno lui se lo aspettava, anche se ci sperava. E così l’emozione prende inevitabilmente il sopravvento sulla ragione, tanto che la voce è rotta dalla commozione: “Grazie, grazie… Finalmente è stata ristabilita la verità”. Pausa: “Tutta questa sofferenza, ora… ora guardiamo avanti”. E sì, a volta la felicità è uno shock, una scossa elettrica più che una botta di adrenalina. Nonostante i suoi avvocati pensassero positivo, un po’ alla Jovanotti per intenderci, Silvio Berlusconi temeva comunque la zampata finale della Procura di Milano. Invece la storia non si ripete mai uguale a se stessa. A volte prendere direzioni improvvise, quanto imprevedibili. E così chi riesce a raggiungerlo al telefono, dopo una notizia che sa di resurrezione, raccoglie parole emozionate. Parla poco, pare quasi provato dalla gioia. Le prime telefonate sono con i figli, Marina e Barbara, al rientro da Cesano Boscone. Occhi lucidi. A loro confida la sorpresa.

Pascale in festa
Ad Arcore, poi, va in scena il giorno del pianto liberatorio. Francesca Pascale lo dichiara apertamente: “È il giorno più bello della mia vita, ho pianto come una bambina. Giustizia è fatta”. Le prime lodi del Cavaliere vanno a Coppi, un fuoriclasse. È lui che ha trovato il grimaldello per scardinare l’impianto accusatorio che pareva granitico, mettendo in discussione il capo d’imputazione di concussione per costrizione. Non c’è costrizione e non c’è nemmeno “induzione alla concussione” – è la tesi di Coppi – altrimenti il capo degli Uffici Ostuni avrebbe dovuto ottenere vantaggi ed essere indagato pure lui. Nella nota diramata al rientro ad Arcore arrivano anche le frasi che, in altri tempi, sarebbero apparse impensabili: “Un pensiero di rispetto va poi alla magistratura, che ha dato una conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli”. È tutt’altro che una suggestione dettata dall’emozione del momento. È un segnale politico da leggere tutto d’un fiato con la rassicurazione sul percorso delle riforme: “Da oggi possiamo andare avanti con più serenità. Il percorso di FI non cambia. Credo che questo sia nell’interesse dell’Italia”. Perché questa sentenza, è il ragionamento che trapela dall’inner circle di Berlusconi, non è solo frutto del miracolo di Coppi. Che, probabilmente, ai tempi in cui Berlusconi era il problema dell’Italia per diplomazie internazionali e mercati, nulla avrebbe potuto. La sentenza sarebbe anche il frutto di un “clima” e di una “strategia” da padre della Patria che partecipa alle riforme e che si comporta da condannato modello: non attacca più i giudici (proprio come gli ha chiesto il tribunale di sorveglianza di Milano) e svolge i servizi sociali come qualunque altro cittadino condannato.

Pace fatta con i magistrati
Insomma, la redenzione politica e giudiziaria. Ecco perché la rassicurazione sul rispetto della magistratura arriva immediata, come la rassicurazione sul percorso delle riforme. Parole non revanchiste neanche dai solerti dichiaratori di FI, con l’eccezione del solo Brunetta che urla alla commissione d’inchiesta sul colpo di Stato del 2011 e chiede che a questo punto venga data a Berlusconi la grazia. Ma quello è il suo copione, non certo di Forza Italia. Sul piano squisitamente politico la sentenza diventa il collante migliore per rimettere insieme le varie anime del partito, costrette a misurarsi con la realtà. Berlusconi condannato avrebbe voluto dire fine dei giochi., Cav assolto significa ripresa del match. E nessuno vuol restare fuori dal campo. Per Renzi invece, il verdetto ha una doppia valenza. Da una parte si ritrova con un alleato più sereno, ma non per questo più fedele. Ragione per la quale Silvio potrebbe alzare la posta in palio sulla legge elettorale. Dall’altra il premier si ritrova con la pratica grillini aperta sul tavolo. Proseguirà nella trattativa oppure tirerà giù il bandone per non dispiacere troppo a Berlusconi? Il dubbio che Matteo abbia temporeggiato per attendere la sentenza non è mai stato un dubbio ma una certezza. E, arrivati, a questo punto, il quesito vero è un altro. Chi è che ha assolto veramente Berlusconi? Le mosse dei prossimi giorni diranno, si spera, come stanno le cose.

ADESSO NCD RISCHIA DI SPARIRE. PRONTI A TORNARE IN GINOCCHIO

Di Sergio Castelli

Ora sono tutti pronti a tornare alla casa madre. Perché se c’è un vero sconfitto dalla sentenza di ieri che assolve Silvio Berlusconi e lo rilancia al centro della scena politica, questo è il Nuovo Centrodestra. Che con il suo bacino elettorale rischierebbe davvero un tonfo clamoroso se restasse a distanza da Forza Italia e dal suo leader. Una sentenza con un peso politico non di poco conto e che potrebbe avere un effetto boomerang pure sul governo Renzi. Il premier non si è lasciato andare in commenti ed analisi politiche di quella che è, e rimane, una sentenza giuridica, ma sa perfettamente che ora gli equilibri cambiano. Con i suoi alleati di Ncd che rischiano di essere risucchiati. A questo punto nulla sembra essere escluso, nemmeno una rivisitazione degli incarichi di peso tra le fila della maggioranza.

Passo indietro degli alfaniani
Lo sanno bene in Ncd che l’assoluzione del Cav potrebbe avere un effetto micidiale per il partito. E, infatti, vanno in questa direzione la gran parte degli interventi degli alfaniani. Da Barbara Saltamartini ad Angelino Alfano stesso. Ora, per Ncd, il confronto fra le forze moderate non è più rinviabile. Ma quale sarà il prezzo e lo scotto da pagare? “Tutti nel centrodestra abbiamo sempre sostenuto l’innocenza del presidente Berlusconi”, dichiara la Saltamartini, portavoce nazionale di Ncd, “questa sentenza non solo ha gettato fango sulla storia politica e la vita di Berlusconi, ma ha avuto conseguenze pesanti sulla storia politica del centrodestra italiano”. Quasi un mea culpa per la scelta di prendere altre strade, quindi la strategia di riavvicinamento: “Il cammino intrapreso da Ncd sulle riforme, tra cui quella della giustizia”, spiega la Saltamartini, “ritengo sia la strada migliore per avviare una nuova stagione politica e la premessa per la costruzione di un altro centrodestra, capace di isolare definitivamente le derive estremiste, che hanno condizionato la stagione 2011-2013”. Si espone di meno il leader di Ncd Alfano, parla di Riforme ma punta chiaramente a riallacciare i rapporti con gli azzurri: “Si rafforza certamente la strada intrapresa per cambiare con coraggio il Paese sia sul fronte delle riforme istituzionali e legge elettorale sia su quello del rilancio economico, della diminuzione della tassazione, della lotta alla burocrazia”.

Silvio pronto alle epurazioni
Se c’è chi si prova a riavvicinarsi, c’è anche chi rischia di essere allontanato definitivamente da Forza Italia. La caccia a chi negli ultimi tempi ha voltato le spalle al Cav non è che all’inizio. Il primo della lista è il parlamentare cosentiniano Vincenzo D’Anna che, ha espressoperplessità sugli accordi del Nazareno e che si sarebbe preso un bel rimbrotto dal Cav, come riferito da alcuni dei presenti alla riunione di B. con i parlamentari: “Smettila di farmi del male, basta pensare agli interessi locali, se vuoi vai con Alfano tanto lo so che sei già con loro”. O con me o contro di me. Questo il succo. E la conta è appena iniziata.

IL MOVIMENTO SI SFILA. SULLE RIFORME STOP AGLI INCONTRI COL PD

Meno di 24 ore. Tanto sono durate le prove d’intesa tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico. Come un boomerang è arrivata l’assoluzione di Silvio Berlusconi che ha influito sull’accelerazione di ieri pomeriggio del Movimento 5 Stelle con un post sul blog davvero chiaro: “Ci dispiace per il Pd, ma non c’è più tempo”. Non ci saranno quindi altri incontri. “Bisogna dare atto a Renzi che, anche se in ritardo, ha mantenuto la sua parola e si spera che la possa mettere in atto”, scrivono i 5 Stelle, “Non crediamo infatti che su questo punto il segretario di un partito che ha avuto il 41 e rotti alle ultime elezioni europee debba chiedere il permesso alla terza forza politica guidata da un pregiudicato”. I grillini voteranno in Aula. E sottolineano ancora una volta come il tema delle preferenze sia un punto da cui non possono prescindere. Ma inutile negare che la tempistica del post non è passata inosservata perché l’assoluzione di Berlusconi, che quindi non lo spazza via dal tavolo delle Riforme, ha innescato il primo contraccolpo con la presa di distanze pentastellata.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La stampa e la sindaca deficiente

Le confidenze di Urbano Cairo ad alcuni tifosi del suo Torino hanno svelato cosa pensa questo editore (Corriere della Sera, La7 e altro ancora) della sindaca M5S Chiara Appendino, definita con fallo da Var, espulsione e retrocessione “deficiente”. Ma non c’è bisogno di videocamere nascoste o

Continua »
TV E MEDIA