Terrore a Sidney. Ostaggi liberi dopo 16 ore. Urla e spari: tre morti, tra i quali il sequestratore

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un blitz delle forze speciali ha messo fine a l’assedio di un bar di Sydney in cui un uomo armato ha tenuto in ostaggio decine di persone per più di 16 ore. Il sequestro nella cioccolateria nel centro finanziario di Sidney è terminato intorno alle 2,15 del mattino, quando sono entrate in azione le teste di cuoio. Un’azione lampo, in cui sono rimaste uccise tre persone: due ostaggi e il sequestratore, il religioso radicale iraniano Haron Monis.

IL SEQUESTRATORE
L’uomo era un cinquantenne che arrivò in Australia nel 1996, attribuendosi il titolo di sceicco. Ma Monis era già noto alla stampa per una sua campagna d’odio contro i soldati australiani in Afghanistan: inviò decine di lettere offensive ai familiari dei militari uccisi. Per questo, nel settembre del 2013 era stato condannato a 300 ore di servizi sociali. In realtà, nel profilo del sequestratore, prevale l’aspetto puramente criminale rispetto a quello del militante religioso. Monis è infatti noto anche l’attività di santone, per la quale nel 2002 è stato formalmente accusato di violenza sessuale su una donna, ricevendone altre successivamente da parte di almeno una quarantina di vittime. Inoltre, lo scorso anno lo “sceicco” Monis è stato accusato di aver organizzato, insieme all’attuale moglie Amirah Droudis, l’assassinio della sua ex consorte, Noleen Pal, accoltellata e data alle fiamme in un condominio a Sidney. Per restare a piede libero, Monis ha pagato una cauzione. Questo, dunque, il “curriculum” dell’uomo che per oltre 16 ore ha costretto la più grande città australiana, Sydney, a vivere col fiato sospeso.

LA DINAMICA
Nella notte italiana, Monis ha fatto irruzione nel Lindt Cafè, nel centro della città prendendo un numero imprecisato di ostaggi, “non più di 30” secondo la polizia, “40-50” in base alle dichiarazioni dell’ad della Lindt. A una vetrina del Lindt Cafè è stata appesa una bandiera nera con la scritta bianca in arabo “C’è un solo Dio”. Tutto il centro finanziario della città è stato subito bloccato e cordonato da un ingente schieramento di agenti di polizia e forze speciali. Inizialmente si era temuto anche per un allarme all’Opera House. Dopo diverse ore, cinque ostaggi, tra cui il barista, sono riusciti a uscire dalla cioccolateria e sono stati visti correre fuori da una delle porte. Infine è stato proprio il sequestratore ad aprire il fuoco facendo scattare il blitz degli agenti. Le forze speciali erano pronte a intervenire, ma l’ordine di entrare è stato dato solo dopo che è stato avvertito un colpo d’arma da fuoco dentro la caffetteria. Appena saputo del sequestro, il premier australiano Tony Abbott ha subito convocato il Comitato di sicurezza nazionale riunendo i componenti del suo governo e i consiglieri della sicurezza. “Si tratta evidentemente di un avvenimento inquietante ma tutti gli australiani devono essere rassicurati sul fatto che le forze dell’ordine e della sicurezza sono ben addestrate e agiscono in maniera professionale” ha detto Abbott.