Tira aria di rimpasto, pressing su Renzi

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di Lapo Mazzei

Dalle parti di largo del Nazareno, dove oggi andrà in scena un’edizione speciale della direzione del Pd, con ricchi premi e cotillons (sempre che non scorra prima il sangue), vanno teorizzando che lo schema di gioco scritto e pensato da Enrico Letta per “rilanciare” l’azione del governo sia saltato davvero. Non a caso lo spettro del “Renzi 1” è più concreto della speranza di un “Letta bis”. ” Sarà pure un caso ma Matteo Renzi ha rinviato la discussione sul programma a dopo che la Camera approverà la legge elettorale. Dettaglio o strategia? Forse entrambe le cose. Di sicuro ha congelato anche il dibattito sul rimpasto. Primo tassello: tutti i sondaggi, ma proprio tutti, danno Silvio Berlusconi, dunque il centrodestra, ampiamente vincente in caso di elezioni anticipate. Sia con il proporzionale attuale che con la futura legge elettorale. Non è un caso, allora, è questo è il secondo dettaglio, se Letta non parla più di Impegno 2014 o di contratto alla tedesca, dopo aver assicurato per settimane che, a fine gennaio, tutti i leader che sostengono la maggioranza avrebbero messo la firma sotto il documento del nuovo inizio del governo. E invece non solo la discussione non è nemmeno iniziata ma a quell’appuntamento, è il secondo passaggio del ragionamento, ci si arriverà col governo spompato e il sindaco-segretario che avrà dimostrato sul campo di saper fare le riforme quando gioca in prima persona. E “tutto può succedere”, perché “Matteo è imprevedibile”, dicono da dentro il Pd. Anche Berlusconi è altrettanto imprevedibile. E anche con lui tutto può accadere. Persino che Matteo vada a Palazzo Chigi senza passare dal via delle elezioni.
Un Letta a tempo
È ormai chiaro anche ai lettiani di stretta osservanza che il governo viene percepito come una sorta di esecutivo in carica per gli affari correnti anche da chi nutre stima nei confronti di Letta e da chi non ha lesinato endorsement sin dalla sua nascita. Raccontano a palazzo Chigi, per esempio, che il premier sia rimasto molto colpito dal “cartellino giallo” del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e da quello quasi rosso di Romano Prodi, entrambi severi sull’immobilismo dell’esecutivo cosiddetto di servizio. E proprio lo stile spregiudicato e corsaro del segretario del Pd ha reso assai complicati i rapporti con l’amico Enrico. Per usare le parole di chi conosce entrambi, “i due si detestano”. Per Enrico “l’amico Matteo” è un avventuriero, per Matteo “l’amico Enrico” è un vecchio arnese da prima Repubblica. Per entrambi è difficile che possa durare a lungo così.

L’ipotesi Renzi 1
Da palazzo Chigi lo spiffero ufficiale è che, al netto di queste discussioni, il governo “sta facendo” cose importanti, dalla questione Inps a quella Alitalia. E che un programma c’è ed è quello “su cui il Parlamento ha votato la fiducia a dicembre”. Come a dire: non c’è un mese di vacanza. Al netto di questo quadro fra luci e ombre il tema del Renzi 1 è sul tavolo eccome e, a quanto pare, Matteo ne avrebbe parlato persino con Gianni Cuperlo e Dario Franceschini. Non a caso l’ipotesi di un gabinetto guidato dal segretario Pd domina i conciliaboli in Transatlantico e non solo, visto che il leader del partito ha posto la questione sul tavolo con gli interlocutori che sono andati a trovarlo nella sede Pd. La spinta verso un coinvolgimento di Renzi arriva anche da fuori, da Sc e da Ncd -“Bisogna rilanciare l’azione di governo anche con Letta bis o coinvolgendo Renzi”, dice Lupi – ma è all’interno dello stesso Pd che si chiede al segretario di prendere una decisione sulla linea da tenere. Con Franceschini, che poi è stato a pranzo a palazzo Chigi insieme a Letta, Angelino Alfano e Lupi, il segretario ha iniziato a preparare la direzione di oggi alla quale, a quanto pare, parteciperà pure Letta.

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