Tira una brutta aria per la Lega a Verona, comunque vada sarà una sconfitta

A Verona la Lega parte già battuta. Schiacciata tra l'uscente Sboarina (FdI) e l'ex Tosi. Con il terzo incomodo Tommasi (M5S-Pd)

Matteo Salvini si è fermato a Verona. In quella che un tempo era la roccaforte leghista, la leadership dell’ex ministro dell’Interno è destinata a subire uno dei peggiori contraccolpi degli ultimi anni. Senza vie di fuga. Alle amministrative, qualsiasi risultato sarà difficile da mandare giù per il numero uno del Carroccio.

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L’incubo numero uno è la vittoria di Flavio Tosi, già sindaco per due mandati, costretto a lasciare nel 2017 per il divieto alla terza candidatura consecutiva. Agli esordi Tosi era un golden boy della Lega, più dello stesso Salvini, che però con il tempo è riuscito a diventare segretario leghista, raccogliendo i cocci del partito. E ingaggiando una sfida a distanza proprio con l’allora primo cittadino veronese. Alla fine Tosi ha perso la battaglia interna e dal 2014 ha salutato il Carroccio, cercando nuovi progetti, come il partito Fare! che tuttavia non è mai decollato.

Tra Tosi e Sboarina

Da allora il chiodo fisso è quello di sconfiggere il centrodestra e dare una lezione a Salvini: nel 2017 ci ha provato per interposta persona, puntando sulla moglie Patrizia Bisinella. Un tentativo non andato in porto: vinse Federico Sboarina.

Così nei prossimi giorni Tosi si gioca il tutto per tutto per raggiungere il ballottaggio e provare a infliggere un dispiacere all’ex collega di partito. Eppure c’è una soluzione addirittura peggiore per il numero della Lega: la vittoria dell’alleanza giallorossa con l’ex calciatore Damiano Tommasi e quindi la presa di Verona del centrosinistra con i 5 Stelle. Il disastro perfetto per l’ex Capitano.

Tommasi è una sorta di “alieno”, estraneo alla politica ma capace di essere una figura simbolica per mettere insieme il Partito democratico di Enrico Letta e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Piacendo anche per la semplicità. Le chance non sono altissime, ma la strategia è chiara: raggiungere il secondo turno e puntare sull’astio reciproco tra la fazione tosiana e il centrodestra veronese. La fiducia sta crescendo: “È il momento di aprire un capitolo nuovo, Verona deve tornare ad essere comunità di reti e relazioni”, dice a La Notizia la deputata veronese del Pd, Alessia Rotta.

E la parlamentare evidenzia la bontà della scelta, di una candidatura fuori dagli schemi come modello dell’alleanza. “Tommasi – spiega – è la persona giusta per interpretare il cambiamento che serve alla città, insieme alla coalizione ampia che lo sostiene abbiamo costruito l’alternativa forte e credibile di cui c’è bisogno”.

Sconfitta annunciata

Così si arriva alla soluzione meno indolore per Salvini, ma che segue il concetto “comunque vada, sarà una sconfitta”.

Anche se dovesse esserci l’affermazione di Federico Sboarina, il primo cittadino uscente sostenuto dalla Lega, sarebbe un trionfo per Fratelli d’Italia, capace di confermare un sindaco nel cuore del produttivo Nord-Est, fortino dei padani della prima ora. Sboarina, eletto come indipendente cinque anni fa, è oggi un esponente di Fratelli d’Italia a tutto tondo. Se ottenesse la conferma, Giorgia Meloni sarebbe già pronta a stappare spumante, rafforzando la posizione nello scacchiere del centrodestra nazionale.

Un boccone amaro per Salvini. La storia di Sboarina è tutta incentrata sulla vicinanza agli eredi del Msi: dal 2002 al 2009 era in An prima dell’adesione al Pdl. Di leghista ha solo gli alleati. Che gli faranno da portatori d’acqua.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:06
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