Tirana non vede le inchieste

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di Sergio Patti

In Italia il carcere, le accuse gravissime della magistratura per aver costituito il monopolio dei rifiuti a Roma a suon di mazzette. In Albania invece i giudici stanno dalla sua parte. E non solo a Tirana. Ieri Albania Beg – il gruppo delle energie rinnovabili italo-albanese partecipato da Manlio Cerroni direttamente e attraverso la famiglia – ha segnato un punto a favore addirittura alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, dove l’Enel s’era incautamente rivolta per sfuggire a un contenzioso da 430 milioni. Una somma mostruosa che la Beg – divenuta un colosso in Albania, con interessi anche nella Tv commerciale – rivendica per la presunta mancata costruzione di una centrale elettrica a Kalivac. Questo doveva essere l’obiettivo di un contratto di collaborazione, poi sciolto nel 2000.

Contratto sventurato
A firmare quel contratto sventurato per il gruppo Enel era stata la Italiana Beg, all’epoca controllante di Albania Beg e successivamente uscita dalla proprietà della società albanese, guidata da Francesco Becchetti, non casualmente nipote di Manlio Cerroni (comunque rimasto personalmente azionista al 20%). Enel decise successivamente di non realizzare più quella centrale, ma la società dei Cerroni si oppose, perdendo un primo lodo arbitrale nel 2002 e poi tutti i giudizi fino in Cassazione nel 2010. Qui la Corte aveva integralmente rigettato la domanda circa il presunto inadempimento di Enelpower. Se la giustizia italiana aveva fatto il suo corso, per i Cerroni c’era sempre quella albanese, evidentemente più sensibile alle loro istanze. Così già al lodo italiano era seguito un giudizio avviato in Albania dalla controllata Albania Beg Ambient Shpk, concluso con esito favorevole a quest’ultima. Un binario parallelo a quello italiano, arrivato pure a tirana in Cassazione, dove il 7 marzo 2011 fu confermata la condanna di Enel, secondo la ricostruzione di Albania Beg, al pagamento di circa 25 milioni per atti di concorrenza sleale e 405 milioni per la mancata produzione di energia negli anni 2005-2011. Sulla base di questa sentenza, Albania Beg aveva presentato ricorso al tribunale civile dell’Aja per ottenere il sequestro conservativo fino a 440 milioni delle somme possedute da Enel in alcune sue controllate olandesi, come Enel Finance International, Enel Green Power International e Slovenske Electrarne Finance, e presso istituti come Abn Amro, Barclays, o Morgan Stanley. E tentativi di sequestro analoghi contro Enel erano stati avanzati dagli Stati Uniti alla Francia.

Fuori strada
Le risposta dell’Enel ed Enelpower era stata un ricorso alla Corte di Strasburgo per violazione del diritto all’equo processo e del principio di legalità, con richiesta di condanna della Repubblica di Albania alla riparazione dei danni. La Corte però ieri ha respinto questo ricorso, senza entrare nel merito del contenzioso economico, in quanto non ricorrerebbero i criteri di ammissibilità previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Enel, in sostanza, ha sbagliato indirizzo. Il gruppo elettrico italiano guidato da poche settimane dal nuovo Ad Francesco Starace è però tornato a contestare sotto ogni profilo la fondatezza delle domande avanzate dalla società della famiglia Cerroni, annunciando nuove iniziative a tutela dei propri interessi.

Riceviamo e pubblichiamo

Egregio direttore, con riferimento all’articolo con sommario “Tirana non vede le inchieste. Sberla di Cerroni all’Enel”, dal titolo “Gli affari del re delle discariche in Albania”, apparso il 18 giugno, con richiamo in prima pagina, dal titolo “Svaligiare l’Enel. L’ultima di Cerroni in Albania”, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 47/1948 si chiede di pubblicare la seguente diffida/dichiarazione. La società Beg Spa fa capo alla famiglia Becchetti che ne costituisce l’azionista di riferimento. L’avv. Manlio Cerroni detiene in tale società una partecipazione di minoranza. È sempre stato estraneo alla governance. Non ha mai avuto deleghe né ruoli esecutivi in detta società. Dunque è erroneo qualificare Beg Spa come “società dei Cerroni”. Inoltre è gravemente diffamatorio accostare il nome Beg Spa ed il progetto della centrale di Kalivac in Albania alle vicende giudiziarie dell’avv. Cerroni, riguardanti le sue attività di gestione dei rifiuti in Italia.

Celestino Becchetti, Amministratore unico Beg Spa

Egregio direttore, la Albaniabeg Ambient Shpk è una società albanese di cui la Beg Spa, società riconducibile alla famiglia Becchetti e non all’avv. Manlio Cerroni, è stata azionista di maggioranza. In quanto titolare della concessione di costruzione e gestione della centrale idroelettrica di Kalivac, la Albaniabeg Ambient Shpk ha promosso in Albania un giudizio contro la filiale albanese di Enelpower, Enel ed Enelpower, sulla base di presupposti diversi da quelli oggetto di un precedente contenzioso italiano pendente tra Beg Spa ed Enelpower. In particolare, a fondamento del giudizio promosso in Albania da Albaniabeg Ambient Shpk, ha dedotto fatti specifici, del tutto estranei ai rapporti negoziali fra Beg Spa ed Enelpower, tra i quali anche un tentativo da parte di Enel ed Enelpower di sottrarre la concessione alla stessa Albaniabeg. Alla luce di quanto sopra: a) è erroneo ricondurre Albaniabeg ai “Cerroni”; b) è altresì erroneo affermare che il giudizio promosso da Albaniabeg abbia rappresentato “un binario parallelo a quello italiano”; c) è infine gravemente diffamatorio insinuare che la giustizia albanese sia “evidentemente più sensibile” di quella italiana rispetto al progetto della centrale idroelettrica di Kavilac. Tanto è vero che la Corte di Strasburgo ha rigettato il ricorso presentato da Enel ed Enelpower in ordine alla presunta irregolarità del giudizio albanese.

Mimoza Sula, Amministratore  Albaniabeg Ambient

Egregio direttore, si chiede di pubblicare la seguente diffida/dichiarazione. Lo scrivente si riserva ogni opportuna azione per i gravissimi danni all’immagine provocati dalla diffusione dell’articolo in oggetto. Il sottoscritto Francesco Becchetti è un imprenditore che opera in diversi settori economici in Italia, in Albania e in Inghilterra, che nulla hanno a che vedere con l’attività di gestione dei rifiuti svolta dall’avv. manlio Cerroni. È diffamatorio accostare il sottoscritto a vicende giudiziarie che riguardano l’avv. Cerroni ed alle quali il sottoscritto è del tutto estraneo. è altresì lesivo dell’immagine imprenditoriale del sottoscritto riferire le attività dello stesso intraprese in Albania all’avv. Manlio Cerroni che in tali attività non ha mai svolto alcun ruolo.

Francesco Becchetti

Sulle missive ricevute dal nostro giornale  risponde così il direttore Gaetano Pedullà:
Prendiamo atto di ben tre diffide a scrivere che i Becchetti e l’avv. Manlio Cerroni sono parenti. Fatto assolutamente vero e incontrovertibile. Quanto scrive Albaniabeg Ambient è invece fuorviante, in quanto l’oggetto dell’iter giudiziario in Albania ha sempre la stessa centrale di Kalivac. Inoltre, il fatto che la Corte di Strasburgo abbia rigettato il ricorso di Enel non avvalora – come si vuol far credere – le ragioni della società albanese, in quanto la Corte non è mai entrata nel merito. Al di la del tono minatorio, dove si usa in modo gratuito il termine “diffamatorio”, l’unico grave danno alla loro immagine lo fanno i signori Becchetti e la loro azienda chiedendo spazio per una precisazione che si commenta da se.