Governo giallorosso, ecco i totonomi del prossimo esecutivo: a Palazzo Chigi Giovannini o Cartabia. Potrebbe entrare nella squadra anche Di Battista. Tra i dem in pole Franceschini, Gentiloni e Orlando

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Tanto Luigi Di Maio quanto Nicola Zingaretti hanno parlato chiaro su un punto: prima vengono gli incontri per capire se il decalogo pentastellato e i 5 punti democratici possano combaciare e soltanto dopo si ragionerà sui nomi. Nel frattempo, però, i pontieri stanno lavorando sui papabili candidati della prossima squadra di Governo. Chiarito ormai che non si assisterà a un Giuseppe Conte-bis, il primo nome su cui lavorare è quello del prossimo presidente del Consiglio. Tra i tanti, chi pare avere maggiori chance perché potrebbe riunire i desiderata sia dei pentastellati che dei dem è Enrico Giovannini: il suo sarebbe, in realtà, un nome spendibile anche per il candidato italiano alla Commissione europea (altra pedina che inevitabilmente entrerà pesantemente in gioco negli accordi giallorossi).

Enrico Giovannini riassume nella sua carriera professionale molti dei valori su cui stanno puntando sia il Movimento 5 Stelle che il Partito Democratico. Innanzitutto, è un economista: professore ordinario all’Università di Roma “Tor Vergata” nel corso di laurea in statistica, con un corso di Statistica ed Economia Italiana ed Europea, è anche docente di Sviluppo Sostenibile presso l’Università LUISS, Senior Fellow della LUISS School of European Political Economy,  oltre che Associate Senior Research Fellow del Centre for European Policy Studies. In più, collabora con il Joint Research Centre della Commissione Europea. E ancora, è presidente e membro di diversi organismi internazionali, molti dedicati al monitoraggio e supervisione del sistema statistico europeo. È poi estremamente attento all’ambiente. È tra i fondatori di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ed è stato lui ad accompagnare l’attivista Greta Thunberg durante la visita italiana.

Giovannini inoltre ha un passato come ministro del Lavoro nel governo Letta, carica che ha ricoperto fino al febbraio del 2014. È quindi familiare ai giochi di potere del Palazzo, sa come muoversi e districarsi tra dichiarazioni e pugnalate. Sebbene avesse avuto da ridire in merito alle misure del reddito di cittadinanza, sostenendo che fosse molto simile «al reddito di inclusione che a sua volta è molto simile al sostegno per l’inclusione attiva che avviai io quando ero ministro», aveva espresso solidarietà alla volontà di voler aiutare le fasce più povere della popolazione, evidenziando però che il problema non sia solo la mancanza di reddito.

Nella rosa dei possibili premier – anche se, dicono fonti parlamentari, distaccata rispetto a Giovannini, resta anche Marta Cartabia. Nata a San Giorgio su Legnano, un comune della città metropolitana di Milano, il 14 maggio 1963 Si è laureata nel 1987, poi ha svolto periodicamente attività di ricerca e insegnamento in Italia e all’estero. Ha avuto incarichi di direzione in diverse riviste di settore nazionali e internazionali. Nel 2011 è stata nominata giudice della Corte Costituzionale dall’allora presidente della Repubblica Napolitano. E’ stata la terza donna in assoluto ad essere nominata ed è tra i più giovani giudici mai nominati. Nel 2014 è diventata vicepresidente della Corte Costituzionale. È anche Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Più defilati gli altri papabili: da Raffaele Cantone a Massimo Bray fino a Paola Severino.

Secondo quanto scrive oggi Il Corriere della Sera, una potenziale squadra di Governo con Giovannini vedrebbe molte riconferme pentastellate fatta eccezione di Danilo Toninelli. Al suo posto Stefano Patuanelli. Per i dem entrerebbero Paolo Gentiloni agli Esteri, Dario Franceschini all’Istruzione, Andrea Orlando alla Giustizia. All’Interno andrebbe proprio Luigi Di Maio. Nella squadra di Governo arriverebbe anche Alessandro Di Battista: al ministero del Lavoro.

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di Gaetano Pedullà

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