Tra ritardi e mancati permessi, l’Italia boicotta le rinnovabili

Legambiente denuncia lo stallo in Italia per le rinnovabili: a pesare non solo i ritardi burocratici, ma anche le scelte politiche.

Tra ritardi e mancati permessi, l’Italia boicotta le rinnovabili

Una svolta che non arriva mai. Tra burocrazia, ritardi e freni imposti dai ministeri lo sviluppo delle rinnovabili in Italia resta bloccato. Così come l’obiettivo del Paese di raggiungere davvero l’indipendenza energetica. “Scatto matto alle rinnovabili” è il titolo del report di Legambiente, dal quale emergono tutte le difficoltà italiane, evidenziate dai numeri: a gennaio del 2026, infatti, il 69,3% dei progetti a fonti rinnovabili in fase di valutazione (su un totale di 1.781) è in attesa della conclusione dell’istruzione tecnica Via Pnrr-Pniecc. Altri 160 sono invece in attesa della determina del Cdm e 88 del parere del ministero della Cultura e di enti regionali dei beni culturali.

Il risultato è che i progetti vengono bloccati e il percorso verso la transizione energetica diventa pieno di ostacoli. C’è un altro dato allarmante: nel 2025 il numero dei nuovi progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale è crollato del 75%. Mentre sono 108 le storie di blocchi alle rinnovabili, di cui 18 censite a inizio 2026. E, ancora, va sottolineato che 17 di questi progetti attendono risposte da prima del 2021. È il caso, per esempio, di due parchi eolici offshore in Puglia: uno nel Golfo di Manfredonia (risalente al 2008) e un altro nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (presentato nel 2012).

Rinnovabili al palo, pesano anche le scelte politiche

Ci sono poi i blocchi derivanti dalla mancanza di azioni politiche. Sono 160 i progetti in stallo in attesa della determina da parte della presidenza del Consiglio e sono ben 45 in più dello scorso anno. Ancora, sono 88 i progetti bloccati da istituzioni relative ai beni culturali, di cui ben 80 riguardanti il ministero della Cultura. Ancora, a preoccupare è il calo del numero di progetti di nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione. Nel 2023 e nel 2024 si era registrato un boom con circa 600 nuovi progetti l’anno, mentre lo scorso anno le nuove istanze avviate sono diminuite del 75,3%, fermandosi a quota 149.

Senza dubbio, il problema è anche politico. E Legambiente denuncia proprio la carenza dal punto di vista dei provvedimenti. Una dimostrazione ne è il nuovo decreto Bollette che, così come è stato impostato, va a togliere risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, dando invece man forte al sistema del gas, andando a esentarlo dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema Ets. Da qui l’amara conclusione di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, secondo cui “il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato”.