I tradimenti del Pd presentano il conto. Gualtieri coperto di fischi dai licenziati di Alitalia. Un disastro iniziato con Gentiloni

Gualtieri Alitalia
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Un coro di fischi assordanti ha accolto l’intervento del candidato sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, alla manifestazione dei lavoratori Alitalia. “Buffone, buffone, vattene”, gli hanno urlato contro i dipendenti. Gualtieri, che era ministro dell’Economia quando è partito il progetto Ita, sconta in realtà colpe che non sono sue. Il pasticciaccio annunciato e ufficializzato venerdì mattina non riguarda Ita e non riguarda lui.

La Commissione europea ha fatto sapere, ieri mattina (leggi l’articolo), che i due prestiti statali per un importo complessivo di 900 milioni di euro concessi dall’Italia ad Alitalia nel 2017 sono illegali, ai sensi delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. L’Italia deve pertanto recuperare gli aiuti da Alitalia maggiorati degli interessi. Ebbene, premier del governo che autorizzò quel prestito contestato era Paolo Gentiloni, ovvero l’attuale commissario Ue all’Economia.

Dunque l’esecutivo comunitario, su input della vicepresidente Margrethe Vestager, ha condannato quanto il suo attuale membro, nelle vesti di presidente del Consiglio del Governo italiano, approvò. A quota 900 milioni si arrivò in due diversi step in relazione all’aggravarsi della situazione finanziaria della compagnia di bandiera. All’inizio – era l’aprile del 2017 – il finanziamento statale concesso ad Alitalia per mantenerla in volo doveva durare sei mesi e limitarsi a 3-400 milioni di euro. “È esclusa la nazionalizzazione”, disse l’allora premier annunciandolo.

CALENDA ALLORA DICEVA… Ministro dello Sviluppo economico nella stessa epoca era Carlo Calenda, che spiegò: “Sarà un prestito ponte dallo Stato, di 3-400 milioni, per un orizzonte di sei mesi che negozieremo”. Pochi giorni dopo, a maggio, Alitalia fu commissariata e il governo approvò il prestito ponte e i soldi, anziché 3-400 milioni, diventarono subito 600 milioni. A metà ottobre del 2017 Alitalia era ancora nei guai. La procedura per trovare un compratore non aveva dato risultati e il governo Gentiloni allungò i termini.

Poi con il decreto fiscale del 16 ottobre 2017 incrementò il prestito di altri 300 milioni, così il finanziamento salì a 900 milioni, più gli interessi. Poi la storia è nota. Alitalia non solo non si è più trovata nelle condizioni di restituire il prestito ma ha avuto bisogno di ulteriore liquidità. E si arriva così al nuovo prestito di 400 milioni nel 2019. E anche su questo resta aperta l’indagine Ue. Fatto sta che fino alla serata di ieri da Gentiloni, impegnato in Slovenia in una discussione sulle nuove regole di bilancio, non è arrivata nessuna dichiarazione, nemmeno una parola, sulla questione. E a pagarne le spese è stato il suo compagno di partito. Che poi ha minimizzato le contestazioni.

“Era solo un piccolo gruppo di persone di Potere al Popolo e dei Cobas”, ha detto Gualtieri. E ha rivendicato la bontà delle decisioni prese quando era a via XX Settembre. ‘’è giusto che dopo la scelta importante che abbiamo condotto con il governo Conte, di cui sono orgoglioso, per rilanciare Alitalia pubblica, adesso il vertice di Ita negozi seriamente con i sindacati, senza ultimatum, perché ci sia un contratto di settore e gli ammortizzatori sociali siano garantiti per evitare licenziamenti. Sono obiettivi che si possono raggiungere”. A difendere Gualtieri ci sono i sindacati. “Il no ai licenziamenti e il sostegno alla richiesta di applicazione del contratto nazionale e alla proroga degli ammortizzatori sociali, espresso da Gualtieri, alla manifestazione Alitalia, è stato importante e apprezzato, anche dai lavoratori, nonostante qualche isolata e stonata contestazione”, hanno affermato.

Leggi anche: Tanto paga Pantalone. Per l’Ue gli aiuti di Stato ad Alitalia erano illegali. L’Italia dovrà recuperare dalla compagnia 900 milioni di euro. Ma Ita per Bruxelles non è tenuta a rimborsarli.