Trasparenza, una parola sconosciuta quanto a Roma tanto a Milano. Da Marchini a Sala tanti affari restano avvolti nel mistero

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di Francesco Bonazzi

Nei paesi anglosassoni si chiama “accountability” e vuol dire non solo trasparenza, ma la capacità di rendere conto del proprio operato. È la prima parola che viene in mente quando si ascolta Giuseppe Sala, candidato sindaco del Pd a Milano. Sala ha fatto il city-manager di Letizia Moratti, ex sindaco del Centrodestra, ma non è questo il problema. Con Matteo Renzi certi steccati non esistono più. Verdini docet. No, il problema è che Sala è stato il commissario dell’Expo e i veri conti della manifestazione sono ancora avvolti dal mistero. Pare che ci sia un discreto buco e c’è chi chiede una commissione d’inchiesta. Molto nasce dal fatto che Sala, fin da subito, ha gestito i numeri a metà tra una cosa propria e un segreto militare. Lo stesso problema rischia di averlo, a Roma, Alfio Marchini. Discendente di una dinastia di costruttori, l’aspirante sindaco ha interessi immobiliari in due zone da riqualificare come Ostia e Pietralata. Con noi de La Notizia si è chiuso a riccio. Peccato, perché Roma e Milano meritano trasparenza. A volte sembra che lavorino tutti per Grillo.

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