Due settimane di tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump parla di “vittoria totale degli Usa”, ma accetta di discutere il piano di pace preparato da Teheran

Due settimane di tregua e riapertura di Hormuz. Trump parla di "vittoria totale degli Usa", ma discuterà il piano di pace di Teheran

Due settimane di tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump parla di “vittoria totale degli Usa”, ma accetta di discutere il piano di pace preparato da Teheran

Quando nessuno ci credeva più, con la scadenza dell’ultimatum ormai a un passo, è arrivato l’annuncio di Donald Trump sul raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco con l’Iran. Si tratta di una tregua della durata di due settimane, condizionata alla riapertura dello Stretto di Hormuz, che dovrà essere sfruttata per avviare i negoziati – il cui inizio è fissato per venerdì – con l’obiettivo di arrivare a una pace duratura.

“Accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane. Si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale”, ha scritto il presidente americano, aggiungendo però che lo stop ai combattimenti è subordinato “alla riapertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz”. Un risultato che Trump non ha esitato a definire “una vittoria totale degli Stati Uniti”, anche se c’è da dubitarne, poiché il regime di Mojtaba Khamenei è ancora integro e le future trattative di pace verteranno sulla proposta iraniana, che perfino il tycoon ha definito “una base concreta su cui intavolare le negoziazioni”.

Trump accetta di discutere i dieci punti della bozza di accordo dell’Iran

Il faccia a faccia tra la delegazione di Washington, di cui faranno parte il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, e quella di Teheran, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, si terrà a Islamabad, in Pakistan. Sul tavolo c’è il piano di pace iraniano, in cui spicca, tra le principali novità, l’ipotesi di istituire un pedaggio da pagare all’Iran per le navi che intendono transitare nello Stretto di Hormuz, che servirà anche come risarcimento per i danni di guerra subiti.

I dieci punti includono anche la garanzia che l’Iran non verrà più attaccato, la fine permanente della guerra, lo stop agli attacchi israeliani in Libano – contro cui si è già scagliato Benjamin Netanyahu, affermando che l’accordo non riguarda il conflitto tra Tel Aviv e Beirut – e la revoca di tutte le sanzioni internazionali contro l’Iran, che di fatto riabiliterebbe il Paese agli occhi della comunità internazionale. È prevista inoltre la cessazione di tutti i combattimenti regionali contro gli alleati dell’Iran.

Negoziati in salita

Dopo l’annuncio del cessate il fuoco temporaneo, i media di Stato iraniani parlano apertamente di “umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana”. Un giudizio che, a dispetto di quanto sostiene lo stesso leader statunitense, viene confermato anche da numerosi analisti americani, secondo i quali Trump si confermerebbe ‘Taco’ (‘Trump always chickens out’, ovvero “si tira sempre indietro”).

Esperti statunitensi fanno notare come le trattative di pace che inizieranno a Islamabad restino delicate e ad alto rischio di fallimento, visto che le parti, tra richieste e contro-richieste, restano ancora molto distanti. Tanto più che la tregua annunciata riguarda anche Israele e il Libano, come confermano Stati Uniti, Iran e Pakistan, ma Netanyahu ha già fatto sapere di non volerla rispettare, poiché intende “portare a termine tutti gli obiettivi di guerra per mettere fine alla minaccia” rappresentata da Hezbollah.

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