La reazione era scontata. Di fronte a una legge che istituisce un tribunale militare speciale per processare i palestinesi accusati di avere legami con gli attentati del 7 ottobre 2023, una risposta della comunità internazionale era inevitabile. E se gli Stati occidentali, come di consueto, non intervengono, non può valere lo stesso principio per l’Onu.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, chiede a Tel Aviv e al governo di Benjamin Netanyahu di abrogare la legge approvata dalla Knesset che istituisce il tribunale militare speciale. Per il commissario, anche se le vittime “delle atrocità commesse il 7 ottobre meritano giustizia”, questa “non può essere ottenuta attraverso processi che non rispettano gli standard internazionali”. A preoccupare è soprattutto la “pena di morte obbligatoria”, definita “spaventosa e che rischia di causare un’irreversibile errore giudiziario per i palestinesi condannati”.
L’Onu contro Israele per il tribunale speciale sul 7 ottobre
In una nota dell’Alto commissario si parla anche delle serie preoccupazioni che il tribunale possa ammettere prove ottenute sotto costrizione, violando il diritto internazionale. Per Türk “la pena di morte obbligatoria è spaventosa” e “la sua applicazione ai residenti dei territori palestinesi occupati viola le garanzie di un giusto processo chiare e inequivocabili contenute nel diritto internazionale umanitario e costituirebbe quindi un crimine di guerra”.
Uno dei problemi denunciati dall’Onu è che il nuovo tribunale giudicherà esclusivamente i palestinesi e così non avrà giurisdizione sulle potenziali responsabilità penali di altre persone e nemmeno sui presunti crimini delle forze israeliani nei territori palestinesi occupati. Insomma, prosegue Türk , “questa legge istituzionalizzerà inevitabilmente una giustizia unilaterale e la discriminazione nei confronti dei palestinesi, il che non può essere nell’interesse di nessuno ed è in contrasto con il diritto internazionale dei diritti umani”.